Noi, spettatori di simili tragedie…
Impensabile è l’aggettivo che meglio descrive la tragedia di New York per un bambino o per un ragazzo. Talmente impensabile che C., 6 anni, «non voglio vedere il telegiornale, non me ne importa niente, voglio i cartoni». Talmente impensabile che L., quattordicenne, alle prime notizie degli aerei contro le torri, ha ipotizzato che «forse hanno fatto scendere tutti prima, forse hanno messo dei fantocci, forse hanno telecomandato l’aereo ma non c’era più nessuno!». Impensabile anche vedere quelle immagini di bambini palestinesi esultanti e festeggianti per la morte di migliaia di uomini. Per un bambino, un ragazzo, il male è impensabile, per sé e nel mondo. Impensabile anche, felicemente impensabile, che si alzino voci, nella pochezza di noi uomini e donne coscienti del male, anche da mondi che riteniamo futili, che fanno vedere il vero volto dell’uomo di fronte a queste tragedie. Giorgio Armani spiega ad una Tv come il mondo della moda a New York, pensando se fermarsi o meno, abbia deciso di continuare perché, dice lo stilista, «dobbiamo anche noi contribuire a costruire il bene nel mondo». E questa è la risposta, non impensabile, ma non ovvia, a quella domanda che tanti hanno espresso in questi giorni: «di fronte a queste tragedie, cosa possiamo fare noi?».
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