Non basta un nuovo sistema elettorale a risollevare un paese allo sbando morale

Sarà pur vero che i recenti sviluppi politici prospettano cambiamenti istituzionali che fanno sperare in un futuro di maggiore stabilità del paese e nella prospettiva di rimettere in moto una macchina inceppata da ogni lato. Colpisce il numero e l’autorevolezza di coloro che salutano un accordo per un sistema elettorale alla tedesca (o comunque tale da favorire il bipartitismo) come una via d’uscita dalla sconfortante paralisi attuale. Sarà, ma c’è qualcosa che torna, o meglio, qualcosa che manca. In Europa vi sono almeno quattro paesi stabili dal punto di vista politico e istituzionale (Germania, Francia, Spagna e Inghilterra) che hanno adottato sistemi elettorali profondamente diversi tra di loro. È più che plausibile che questi sistemi favoriscano la stabilità ma è difficile credere che ne siano l’unica causa e che, in assenza di altri fattori determinanti, siano sufficienti a garantirla. Del resto, se si pone la questione in termini strettamente formali, ovvero matematici, il teorema di Kenneth Arrow ha mostrato che (per dirla semplicisticamente) l’unico sistema completamente efficiente dal punto di vista rappresentativo è. la dittatura.
Ho sempre considerato con scetticismo i tentativi di escogitare la procedura ideale per far sì che i concorsi a cattedra universitari (ma questo vale per tutti i tipi di concorsi) non siano manipolati e consentano ai migliori di prevalere. Non credo che questa procedura esista e penso, al contrario, che esista sempre un modo di scavalcare le norme e imporre l’arbitrio. La questione morale ha una sua dimensione autonoma e la pretesa di dissolverla nelle procedure delle pseudoscienze della valutazione e nelle metodologie formali è inconsistente. Il massimo che si può fare è eliminare le inefficienze più gravi e determinare delle regole che garantiscano la massima trasparenza delle procedure, in modo che gli abusi siano resi evidenti e destino scandalo: ma se nessuno è disposto a indignarsi («vi supplico di indignarvi», diceva Martin Luther King) c’è poco da fare. L’analisi formale delle procedure è senz’altro utile, purché si arresti a un livello qualitativo di base e non pretenda di fornire leggi oggettive capaci di regolare da sole il sistema.
È quindi convincente che l’adozione di un sistema elettorale come quello tedesco possa aiutare, in quanto tende a ridurre la frammentazione partitica. Ma essa non basterà, se non esiste la volontà di far funzionare il sistema, e questa è una faccenda etica, ideale che nessun sistema formale può risolvere. È possibile che la frammentazione evitata a livello partitico si riproduca all’interno dei due partiti principali se non esiste la volontà di far funzionare il sistema e di anteporre l’interesse collettivo a quello particolare. Trovo molto deprimente il discutere senza fine di questioni di ingegneria istituzionale senza che si dica mai che cosa diamine farebbero i due partiti destinati a polarizzare il sistema. A cosa mira idealmente il Partito democratico? Qual è la sua linea di politica estera, che cosa intende fare sulle questioni etiche, come intende gestire l’istruzione e l’immigrazione? E non è che dall’altra parte le cose vadano molto meglio. Non si tratta di definire posizioni monolitiche, né di tornare alle ideologie. Gli ideali sono cosa ben diversa dalle ideologie. Ma, per favore, datevi un’idea del futuro, parlate di progetti, esprimete un’idea del paese che dia il senso di prospettive condivise, un progetto culturale, dei princìpi etici. Altrimenti, non basteranno duecento riforme elettorali e istituzionali a risollevare il paese dallo sbandamento morale in cui versa.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.