NON BASTERA’ LO STATO DI DIRITTO
In Italia le reazioni alle stragi di Londra si collocano lungo un arco che ha due estremi. Da una parte Franco Cardini, che la domenica mattina in tivù fa le bucce all’appello del Papa ai terroristi («Fermatevi, in nome di Dio») sogghignando: «Non si capisce bene chi si dovrebbe fermare per primo». Perché secondo lui il terrorismo islamico è una reazione alle ingiustizie dell’Occidente. Dall’altra il ministro Roberto Calderoli, che invoca la proclamazione dello stato di guerra.
Non ci soffermeremo sul primo, bambino viziato che, come tutti i No Global di destra e di sinistra, sputa sul sistema socio-politico che gli permette carriera, visibilità pubblica e vita beata. L’uscita del secondo merita invece una puntualizzazione. Siamo fra quanti ricordano costantemente all’opinione pubblica che i jihadisti ci hanno dichiarato guerra; bocciamo però senza appello l’ipotesi dello “stato di guerra” per una decisiva ragione: questa misura riguarda il conflitto fra Stati; il jihadismo attuale invece si esprime nella forma della “guerra asimmetrica”, cioè quella guerra in cui uno Stato ed i suoi cittadini vengono aggrediti da entità che statali non sono. La guerra asimmetrica non si combatte con lo “stato di guerra”, ma nemmeno con lo “stato di diritto”, come vorrebbe la sinistra. Per condannare in giudizio gli islamisti occorrono prove processuali quasi impossibili da raccogliere.
La soluzione, allora, sta certamente in un rafforzamento degli strumenti amministrativi in mano all’esecutivo, come l’espulsione dei sospetti dal territorio nazionale e la loro consegna alle autorità dei paesi di origine. Senza stare ad ascoltare le grida delle Clementine Forleo e compagnia cantante.
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