Non c’è posto per l’antisemitismo

Di Tempi
27 Settembre 2007
Imprudenze e una grande opera di evangelizzazione. Il capo della Conferenza episcopale  critica Radio Maryja, ma avverte: non si può buttare il bambino insieme all'acqua sporca

Varsavia
«Radio Maryja è un’istituzione seria fondata dalla provincia polacca dei padri Redentoristi, che svolge la sua missione per conto di tale congregazione e in contatto con tutta la Chiesa». Misura le parole monsignor Józef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca e prima di sottolineare le imprudenze commesse dall’emittente cattolica non può non valorizzarne il ruolo chiave nell’evangelizzazione della Polonia. «È una Radio – continua – che “stimola” tanti laici e sacerdoti, insegna ed invita alla preghiera, promuove le attività caritative, presenta problemi sociali, insegnando ad affrontarli con spirito critico. Ogni tanto prende posizione, mostrando apertamente le sue preferenze politiche e questo può suscitare critiche nei confronti dell’emittente. Oggi qualsiasi attività sociale può presentare legami con la politica. E la promozione dei princìpi etici è un dovere di ogni uomo onesto, tanto più di un cattolico impegnato in politica. Diciamolo chiaramente: quali media non hanno preferenze politiche? Se una radio cattolica invita a parlare i membri di un partito che difende la vita e non vuole dar voce ai partigiani dell’aborto, non può essere accusata di faziosità. Questa non è faziosità, ma è rispetto del carattere “cattolico” dell’emittente».
Tanti vescovi e sacerdoti sottolineano un grande ruolo di evangelizzazione di Radio Maryja non solo in Polonia ma anche all’estero, dove vivono emigrati polacchi. Concorda con questa opinione?
Indubbiamente Radio Maryja svolge un grande ruolo di evangelizzazione in Polonia e all’estero.
Perché allora i media, non soltanto in Polonia ma anche all’estero, parlano di continuo in termini problematici di Radio Maryja?
Non c’è un problema di Radio Maryja come tale. È vero che ci sono casi legati all’imprudente coinvolgimento politico o ad opinioni espresse in certi programmi; un’emittente cattolica dovrebbe evitare questo tipo di casi. Quando qualche programma mandato in onda oltrepassa il limite della correttezza, bisogna analizzarlo senza isterismi e provvedere perché in futuro si evitino tali errori. Però il discorso della correttezza dovrebbe riguardare non solo Radio Maryja, ma anche altri media cattolici e i media in generale. Mi chiedo perché nessuno pretenda la chiusura di Tygodnik Powszechny (giornale cattolico di sinistra – ndr) o il cambio della sua direzione quando scrive che la maggioranza dei sacerdoti vuole l’abolizione del celibato.
Anche in Polonia i media cattolici sono apprezzati in base alla “correttezza politica”?
Penso che la bagarre mediatica intorno a Radio Maryja possa essere legata alle prossime elezioni in Polonia. Certi ambienti si sentono minacciati dall’impegno elettorale di Radio Maryja e per questo vogliono farla tacere. Insomma si tratterebbe di eliminare una radio e la gente che la pensano diversamente. C’è anche un altro fattore: la concorrenza sul mercato dei media. In Polonia una grande emittente televisiva sta per lanciare un nuovo canale religioso, allora magari si tenta di colpire la concorrenza.
E se non andiamo errati si tratta di Tvn, una televisione che non è certamente tenera nei confronti del mondo cattolico.
Appunto. Allora se discutiamo della presenza dei sacerdoti in Radio Maryja, bisognerebbe discutere anche della loro presenza negli altri media, i media commerciali. I sacerdoti presenti nei media, volenti o nolenti, affrontano anche gli argomenti sociali e politici. Dovrebbero farlo rispettando i princìpi evangelici e l’insegnamento sociale della Chiesa. Su di loro pesa una grande responsabilità perché i media amplificano enormemente le loro parole.
Da varie parti si è chiesto di cambiare la direzione di Radio Maryja e della televisione “Trwam”. Secondo lei bisogna sostituire padre Rydzyk, direttore, e i suoi collaboratori?
La carica del direttore di Radio Maryja non dipende dai vescovi ma dal provinciale e dal superiore generale dei Redentoristi. Perciò le decisioni di questo tipo dipendono da loro e non dai vescovi. Per quanto riguarda padre Rydzyk è un uomo che, malgrado tutte le sue debolezze ed errori commessi, ha tantissimi meriti. Nella situazione attuale, quando la stragrande maggioranza dei media si sente in diritto di criticare ed attaccare la religione e la Chiesa, sarebbe morale chiudere questa emittente? Si può disperdere un efficiente gruppo dei giornalisti cattolici? Sarebbe un torto fatto alla società polacca, ai Redentoristi e alla Chiesa se si imponesse dall’alto qualche tipo di soluzione amministrativa al presunto problema di Radio Maryja.
Anche recentemente padre Rydzyk è finito sul banco degli accusati per presunte dichiarazioni antisemite e contro la coppia presidenziale.
Le accuse di questo genere bisogna prenderle seriamente: non bisogna offendere nessuno. Nella Chiesa non c’è posto per l’antisemitismo. Ma tutte le accuse vanno verificate. La procura ha prosciolto padre Rydzykd e ha dichiarato che non c’è luogo a procedere. Non si sa nemmeno se le registrazioni che lo accuserebbero siano autentiche o false. Se allora la procura non vede il problema perché l’episcopato dovrebbe sollevarlo?
I media hanno parlato anche di una lettera che l’episcopato polacco dovrebbe indirizzare al superiore generale dei Redentoristi. Lei cosa ne pensa?
L’episcopato voleva preparare una lettera confidenziale al superiore generale dei Redentoristi. Ma siccome tutta la faccenda è diventata di dominio pubblico non si farà niente, almeno fino alla prossima riunione plenaria dell’episcopato in ottobre, che affronterà di nuovo l’argomento. Per di più, bisognerà sentire anche monsignor Glódz, responsabile del Gruppo della cura pastorale di Radio Maryja, che ha preparato già dei suggerimenti. Per di più, questo gruppo sta studiando la bozza dello statuto della cosiddetta “Famiglia di Radio Maryja”, una grande struttura ecclesiale, e questo allarga molto il campo del nostro interesse.

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