Non c’è Unione senza Usa
Bisogna togliersi dalla testa che avendo l’America vinto la guerra si possa fargli perdere la pace senza che reagisca. Gli Usa hanno messo a rischio l’ordine internazionale, le istituzioni, le vite di propri uomini per vincere questo conflitto. Possiamo pensare che accetteranno tranquillamente manovre per far loro perdere la pace?». Vittorio Emanuele Parsi, Professore di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, ritiene una «sciocchezza» il comportamento politico francese.
Professore, partiamo dall’ultima battuta della sua precendete intervista comparsa su Tempi (n. 15, 10 aprile): «il nostro interesse è il partenariato con gli Usa, non il bilanciamento». Il medesimo concetto è stato il fulcro di un botta e risposta fra Angelo Panebianco e Romano Prodi (Corriere della Sera, 22-23 aprile).
Siamo stati buoni anticipatori di una questione centrale. Non ha senso pensare a un bilanciamento perché la balance of power prevede che ci siano due interessi contrapposti corredati da una forza sufficiente per rendere la sfida una sfida credibile. E bisogna anche essere disposti a intraprendere una via simile da parte dei due protagonisti. Questo può essere il caso degli Stati Uniti e dell’Europa? È una sciocchezza. È assurdo pensare che l’Europa possa recuperare il gap con gli Usa presentandosi come antagonista. Europa e Usa sono le uniche due realtà democratiche e stabili sul pianeta. Noi siamo l’Occidente e oggi l’Occidente è “tenuto assieme” da due fattori fondamentali: la democrazia e l’egemonia americana. Pensiamo alle vicende balcaniche: l’Europa ha sempre avuto bisogno dell’assistenza americana per difendersi dal pericolo.
Prodi ha scritto che «in futuro l’Unione Europea dovrà spendere di più per la propria sicurezza».
La difesa europea può nascere solo all’interno dell’ambito della Nato. Se, malauguratamente, fra dieci anni, dovesse verificarsi una situazione simile a quella dei Balcani, dovremo esser in grado di tutelare da soli i nostri interessi. E questo, ripeto, non per contrapporci o bilanciare la superpotenza statunitense, ma, al contrario, per agire come soci in quella holding che è l’Occidente. L’Europa deve essere in grado di garantire la sicurezza sul proprio territorio affinché gli Usa non siano sempre costretti a intervenire preventivamente. D’altro canto, gli inglesi non potrebbero mai concepirsi in alternativa agli Stati Uniti. Tony Blair ha rilasciato dichiarazioni non così diverse da quelle di Powell: “ho provato rabbia nei confronti del presidente Chirac che ha messo a rischio la vita dei soldati inglesi”.
Attenzione: è sciocco pensare, come sta facendo la Francia, che tirando la corda si aggreghino gli altri. Su questa posizione eccentrica non li seguirà nessuno.
A noi italiani tocca il semestre europeo, dobbiamo augurarci come i comici americani che i francesi continuino nella loro campagna antiamericana così da avere un bersaglio comodo per i nostri sfottò?
Assieme ad altri abbiamo fatto emergere come una partnership fra Europa e Usa possa essere basata su una costruttiva dialettica. Si tratta ora di mediare e contribuire a ricucire gli strappi interni alla Ue. Si tenga conto che se la Francia ancora non ne vuol sapere, già la Germania, invece, ha rivisto le proprie posizioni.
Penso che potremmo aiutare gli amici francesi a rientrare in gioco con la discrezione che si impone in queste circostanze. Dipenderà molto dalla nostra capacità di evitare quel legittimo sfizio di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Verrà il momento in cui parleremo a viso aperto di certe questioni e accuse. E se questa resa dei conti non dovesser avvenire, nessun dramma: in politica i conti si fanno sulle cose, certe dichiarazioni possono anche essere dimenticate.
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