Non chiamateli rifiuti

Di Manes Enzo
01 Marzo 2007
Portare a nuova vita scarti che si credevano irrecuperabili si può. Se si tratta di elastomeri e se dietro l'operazione di riciclo ci sono il gruppo Abies e il suo presidente Renzo Maggiolo

Renzo Maggiolo è un imprenditore con l’idea che la tecnologia sia una cosa concreta, seria al punto giusto. Che sappia aiutare. «Mi dicano che non è vero, anzi me lo dimostrino! Naturalmente è impossibile». Già. Parte così l’incontro con il presidente del gruppo Abies, una holding che tiene insieme quattro società impegnate nel settore del recupero e del riciclo. Il tavolo della sala riunioni è testimone silenzioso di una storia che parte da un uomo che ha studiato, si è laureato, ha insegnato e poi si è cimentato con l’arte dell’intrapresa.
Siamo dalle parti di Verona nel piccolo paese di Cerea, in quel Veneto che pure in materia di compostaggio è all’avanguardia. «Questa è la regione che esprime il 25 per cento di impianti che trattano i rifiuti organici a mezzo compostaggio. Mi pare una percentuale che non ha bisogno di essere commentata», dice. Il dottor Maggiolo è laureato in biochimica, ma tra un esame e l’altro le sue giornate hanno vissuto anche l’avventura dell’insegnamento. «Avevo appena 19 anni quando ho incominciato. Per la mia materia mancavano laureati in numero sufficiente. Devo dire che è stata un’esperienza magnifica. Mi piaceva molto l’incontro quotidiano con i ragazzi, che non era mai banale. Ne ho un grande ricordo. Spero che lo spirito di allora, quel genuino entusiasmo, non mi abbia abbandonato e che venga percepito dai miei collaboratori».
Sicuramente gli allievi di allora non hanno dimenticato il giovane prof e glielo hanno detto vis-à-vis. «Non li vedevo da vent’anni i miei alunni. Un tempo piuttosto lungo che di solito aiuta a dimenticare. E invece no. Si ricordavano ancora bene di quelle lezioni, di quel giovane che stava alla cattedra e che ce la metteva tutta per comunicare la sua passione per gli argomenti che stava studiando per arrivare alla laurea». Nel 1980 Renzo Maggiolo passa alla fase delle specializzazioni. Si iscrive al Politecnico di Milano e segue ingegneria sanitaria. Poi è il momento degli Stati Uniti. Dei master concentrati sulle tematiche ambientali. Ci tiene a chiarire che non
l’ha mai convinto l’ecologia come astrazione, come valvola ideologica, paralizzante, massimalista.

Studiare l’ambiente
«Mi interessava un sacco l’ecologia come scienza e perciò volevo saperne sempre di più a proposito dell’apporto che la tecnologia avrebbe potuto assicurare per quanto riguarda il recupero e il riciclo. In pratica con quegli studi approfonditi mi stavo creando un lavoro».
Man mano che procede riconosce che il suolo è uno degli ambienti più complessi. Che va studiato, analizzato per trarne il meglio proprio in fatto di scienza applicata all’ecologia. Si tratta di un grande processo innovativo che è prima di tutto di tipo culturale. Tutto ciò gli serve eccome nel momento in cui inizia a operare in aziende del settore dei rifiuti, in modo particolare di quelli organici. Conosce così molto da vicino le soluzioni possibili, gli impianti di compostaggio. «Ho dato il mio contributo di spinta tecnologica. Ho girato parecchio per vedere con i miei occhi cosa veniva fatto in altri paesi. E mi hanno colpito gli impianti di compostaggio attivi negli Emirati Arabi». La sua esperienza non passa inosservata. Viene coinvolto nel Consorzio italiano compostatori, una sorta di Confindustria del campo.
«Sono entrato nel consiglio di amministrazione 9 anni fa, mentre da 3 ricopro la carica di vicepresidente». Questo è un consorzio autorevole. Raggruppa molti tra i più bei nomi di questo mercato messi nelle condizioni di operare dal fatto di essere parte di una regione, il Veneto, che individuando per tempo la gravità del problema si è messa all’opera con largo anticipo rispetto al quadro nazionale. La prima delibera infatti risale al 1992. A metà del 1999, invece, Maggiolo decide che è giunto il momento di far lievitare qualcosa di veramente suo. Rischio calcolato beninteso avendo messo in cascina tanto di quel fieno… Il nostro imprenditore decide però di concentrare i suoi sforzi sul recupero della materia. La società Aetolia viene fuori da questo ragionamento, ovvero dall’intuizione sulle potenzialità di sviluppo del settore di recupero e riciclo degli elastomeri che altro non sono che pneumatici, scarti di guarnizioni, poliuretani, scarti di lattice, eccetera. Oggi questa realtà si colloca ai vertici.
«Certo che sarebbe bello non produrre rifiuti, ma siccome la cosa mi pare francamente impossibile, è necessario muoversi in altre direzioni. Ciò che il nostro gruppo sta facendo sul recupero di materia lo ritengo un passaggio importante. Quando ho visto portare a casa materia da un rifiuto come il pneumatico che viene pensato per essere indistruttibile signifca che la tecnologia applicata può offrire risultati fino a ieri impensabili». Perché sono le applicazioni che fanno il successso.

Un settore in crescita
La crescita costante del gruppo sta a indicare della bontà del cammino intrapreso. Nel 2006 il fatturato è stato di 11 milioni di euro, la previsione per il 2007 è quella di chiudere a 15. «La domanda è in continuo aumentol e di ciò naturalmente beneficiamo da qualche stagione. Infatti gli incrementi sono intorno al 30 per cento l’anno».
A questo punto Renzo Maggiolo si alza, avvicina a passo svelto una mensola e ritorna subito al tavolo con alcuni materiali. Sono questi i frutti. La sintesi di un recupero che strappa considerazione. Ci dice che da essi nascono isolamenti acustici per l’edilizia, antivibranti ferroviari o antitrauma per impianti sportivi. «Ha presente i campi di calcio realizzati con materiale sintetico? Sono realizzati in più strati. Il nostro prodotto, che è poi un ammortizzatore d’urto, viene per così dire collocato nel sotto sotto fondo. Ciò permette a chi gioca di assorbire meglio i traumi cui è soggetta la caviglia».

Isolamento acustico e termico
Oggi l’isolamento acustico è una questione di grande attualità. «Noi garantiamo manufatti pensati esclusivamente perché la parete non generi attriti, ma assicuri al contrario quel silenzio che in casa desideriamo». Nuova frontiera l’isolamento termico. Anche questo è possibile con la ricerca applicata secondo Aetolia. «Il nostro sforzo è quello di procedere verso direzioni non consuete, non siamo certo inventori. Lavoriamo per migliorare l’appplicabilità del prodotto. Sa qual è il difetto degli inventori? Che si innamorano delle loro invenzioni e questo un po’ rallenta. L’imprenditore non può permettersi di prendere una cotta per il singolo prodotto. Mentre deve continuamente innamorarsi della sua intera filiera. Che significa seguirla con attenzione. Per una piccola impresa è l’unico metodo per poter essere innovativa ed eccellente. In fondo è una grande verità quella di far rientrare l’innovazione su tutto il processo aziendale. È parziale definire innovazione esclusivamente il prodotto. Direi che è un salto culturale che consente al gruppo di giocare in anticipo. Il brevetto di un prodotto nuovo che soddisfi sul piano dell’isolamento acustico e termico segnala che la ricchezza creativa deve misurarsi con le soluzioni a problemi quotidiani. Insomma, il successo di un’azienda riguarda quel rapporto curioso e complice con la realtà».

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