NON CI FREGA DEI VOLTACASACCA, MA DEI MINISTRI
Il centro-sinistra formerà il prossimo governo. Questo danno tutti oramai per scontato dopo la sconfitta della Casa delle libertà alle ultime regionali, sconfitta precedente e successiva a molte altre alle elezioni comunali, provinciali e a quelle per i diversi collegi suppletivi in questi anni.
Non passa giorno senza che il Corriere della Sera dedichi un’intervista a un esponente della Cdl in procinto di passare dall’altra parte.
Che si cambi partito per amore delle proprie idee, anziché cambiar le proprie idee per amor di partito, che si tratti di trasformismo o di campagna acquisti poco sinceramente interessa.
A chi scrive preme altro.
Signor prossimo Primo ministro, come sarà formata la sua squadra di governo?
Non i programmi chiedo, a quelli abbiamo tutti rinunciato tanti anni fa, quando – dopo averne lette troppi – ci siamo resi conto che valgono poco, chiunque li abbia scritti.
In epoca di maggioritario, poi, contano ancor di più le persone. Quali saranno, quindi, i ministri. Un esempio: chi andrà alla guida degli Esteri?
Piero Fassino, filo-atlantico, amico di Stati Uniti e Israele, oppure alla Farnesina siederà Massimo D’Alema, fraterno sodale di Yasser Arafat?
Che ruolo avranno i Comunisti italiani di Oliviero Diliberto?
In Libano hanno stretto le mani insanguinate dei terroristi Hezbollah, in Italia hanno difeso gli estremisti che all’Università di Torino hanno impedito, da perfetti fascisti, una conferenza con un rappresentante israeliano.
Domandare è lecito, rispondere è cortesia.
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