NON CI SONO RE, DOPO IL CAV.
VITTORIO FELTRI (libero)
Perché si litiga nella Cdl?
Si litiga perché si perde. I successi sono figli di tanti padri, le sconfitte sono orfane.
Come uscire dalla crisi?
I partiti della Cdl dovrebbero avere un obiettivo comune, ma l’obiettivo comune non c’è. Anziché essere convinti che si può ancora tentare di vincere, gli alleati studiano tutti i modi per ridurre i danni di una sconfitta che viene data per certa. C’è chi immagina di poter fare il presidente del Consiglio, o il presidente della Repubblica, ma per fare tutto questo prima bisogna vincere.
Berlusconi dice scherzando che per riuscire a perdere contro questa sinistra bisogna essere davvero bravi…
Beh, sembra che quelli della Cdl siano proprio dei fenomeni.
Il nome del successore?
Prodi.
Su Libero avete ipotizzato Pisanu.
Pisanu potrebbe essere un premier di transizione. Ma se la Cdl dovesse veramente pensare a un candidato premier al posto di Berlusconi, scommetto che sceglierebbe un candidato alla Rutelli. Perché allora la sinistra scelse Rutelli? Perché era carino.
La Cdl sceglierà un candidato carino?
Magari Casini, perché viene bene in foto.
Le piacerebbe?
Io non ho antipatie nei confronti di Casini, e nemmeno nei confronti di Fini. È che Casini non lo vedo bene a comandare la coalizione. Come può uno di Forza Italia accettare gli ordini di Casini? Gli risponderebbe subito: «Ma tu, che rappresenti il 3,9 per cento dell’elettorato, vieni a darci gli ordini?». E non vedo bene neanche la leadership di un Fini.
Outsider?
Ma chi prendi? Tra l’altro Forza Italia non è un partito politico: Berlusconi non ha una base, ha una claque.
C’è chi dice: Tremonti.
Bisogna ricordare che Tremonti nel ’94 è stato eletto con Segni. In Forza Italia è un aggiunto. No, in Forza Italia non lo vedo un sostituto di Berlusconi. È inutile. L’unica è che Berlusconi riesca a rimontare in sella. Allora forse si potrebbe anche pensare di vincere un’altra tornata elettorale (poi magari lui se ne va al Quirinale e mette Letta a fare il presidente del Consiglio, o chiunque altro.).
Insomma, non c’è nessuno?
È inutile che ci lamentiamo del nostro ceto politico: siamo ben rappresentati.
GIAMPAOLO PANSA (l’espresso)
Nella Cdl litigano sempre…
è ormai il cancro della politica italiana, a sinistra e a centro-destra. È vero però che attualmente il cancro della Cdl è particolarmente grave.
Quale può essere il collante nel centrodestra?
Dal 1994 a oggi, è la figura di Berlusconi. Il problema è che oggi è entrata in crisi proprio quella figura. Nel 1994 poteva calamitare, più che il consenso, l’attrazione un po’ fideistica degli italiani. Ma progressivamente questo suo carisma è andato indebolendosi. Perciò la Cdl è un malato terminale, perché è in crisi Berlusconi stesso.
Perché il Cav. non funziona più?
Non siamo più nel ’94. Quando Berlusconi dice a mezzo mondo che è stato lui a metter d’accordo Bush e Putin su Yalta, alla gente scappa da ridere. Il suo carisma gli si è rivoltato contro come caricatura di se stesso.
E nel centro-sinistra non è lo stesso?
La differenza è questa: su Prodi in genere l’elettore di centro-sinistra non ha dubbi («che le devo dire. voteremo Prodi»); ma dall’altra parte, metti che Berlusconi scappi su un’isola dei Caraibi con una danzatrice del ventre egiziana o che in qualche modo si ritiri: gli altri allora non sarebbero in grado di affrontare campagne elettorali e tutto il resto. Nessuno degli altri sarebbe in grado.
Dunque, vincerà il centro-sinistra?
Non è automatico, ma è molto difficile che la Cdl riesca a risollevarsi. Il problema è del leader: se il capo è sempre lo stesso, i difetti del capo si estendono anche resto del corpo. È come il morbillo.
Fini successore?
Non credo sia in grado di fare il leader, cioè di coalizzare gli elettori di centro-destra italiani.
Casini?
Beh, le cuoche per verificare se il budino è venuto bene aspettano un po’ e poi lo assaggiano. Ecco, la prova migliore per vedere se Casini funziona è provare Casini.
Altri nomi? Pisanu, Pera?
Questi qui? Ma va’, non esistono. Ma fare ipotesi sul futuro leader della Cdl è come chiedersi chi sarà il prossimo capitano della Juventus. Si dice Tizio, oppure Caio, ma tanto alla fine quelli si tengono sempre Del Piero.
GIAN ENRICO RUSCONI
(la stampa)
Cosa dovrebbe fare il Cavaliere?
Dovrebbe sparigliare di nuovo tutti i giochi. Sorprendere fino all’ultimo minuto. Il successo di Berlusconi è dovuto al fatto che ha spiazzato la politica. Può farcela se torna a giocare pesante e spariglia tutto ancora una volta.
Perché è in crisi?
Il berlusconismo ha rappresentato una grossa novità. Berlusconi ha vinto, ma ora è vittima delle sue stesse creature, vittima del berlusconismo. La crisi è seria perché tocca proprio lo stile di governo, la novità del berlusconismo.
Ha avuto l’idea del partito unico…
è un’espressione infelice, non so come gli sia venuta in mente. Proprio lui parla di partito unico. Mi viene il dubbio che il grande comunicatore non sia più tale.
Dopo Berlusconi?
Circola quella battuta molto cinica che vuole il Cavaliere pronto a ritirarsi dalla politica, ora che ormai è corazzato per quanto riguarda gli affari suoi personali.
Non ci crede?
Sarei cauto, questa è la soluzione che piace ai suoi avversari. Però, sa, la politica è una cosa strana: più uno la pratica, più ci prende gusto.
Un successore?
Preferisco rimanere cauto: azzardare ipotesi su chi sarà il successore di Berlusconi è un’attività che non fa i conti con la figura dell’innovatore Berlusconi.
SERGIO SOAVE (avvenire)
Il berlusconismo è in crisi?
è in crisi profonda.
Perché?
Non c’è stato un lavoro sulle motivazioni per le quali restare insieme a prescindere dalla leadership.
Come se ne esce?
Durante i cinque anni di opposizione alla prossima legislatura di centro-sinistra, il centro-destra dovrebbe diventare un’aggregazione all’americana, dove le diverse entità (non solo partiti) si mettono insieme su posizioni specifiche, però restando autonome. Altrimenti tutta la dialettica politica si concentra a sinistra, e allora sì che si instaurerebbe una vera dittatura.
“Cinque anni di opposizione”?
Credo che le prossime elezioni le vincerà il centro-sinistra. È chiaro, i miracoli avvengono: dicevano che Schröder avrebbe perso, e invece ha vinto. Ma in politica non si può solo sperare nei miracoli.
Nomi per il futuro: Casini?
Avrebbe i numeri ma dovrebbe dire agli alleati: «Sono disposto a intraprendere questa battaglia, ditemi che cosa volete in cambio». Invece gestisce posizioni di nicchia.
Fini?
Anche lui avrebbe le caratteristiche del leader, però sembra un po’ indeciso. Adesso ha fatto pure questa uscita pro referendum contro la legge 40. Intendiamoci, uno può scegliere l’incoerenza politica, ma deve fornire una motivazione. Qual è la sua? Visto che Casini rappresenta i cattolici, lui vuol prendersi i laici della Cdl? Mi sembrerebbe un po’ ridicolo. Fini non va d’accordo con se stesso.
Altri nomi?
Per le prossime elezioni non vedo altri possibili candidati premier per il centro-destra. Ci vuole di nuovo Berlusconi. Prima delle elezioni del 2011 invece ci sarà il tempo di lavorare.
Tremonti?
Pratica la politica dell’antipatia. Non è il modo migliore per raccogliere voti.
Pisanu?
Se non avesse straperso le elezioni in Sardegna.
FRANCO BECHIS (il tempo)
Esiste un’alternativa a Berlusconi?
No. Un leader non si fa in provetta. Fini non riesce a tenere insieme nemmeno i suoi tre o quattro colonnelli, figuriamoci una coalizione. Casini magari un po’ di più, ma deve ancora elaborare il suo programma politico.
Quindi?
O il Cavaliere si inventa qualcosa, oppure si deve rassegnare a fare cinque anni di opposizione. Dovrebbe fare un autentico miracolo per risolvere la situazione. La vedo dura. Oltretutto Berlusconi ha difficoltà ad abbandonare il berlusconismo e i suoi tradizionali cavalli di battaglia. Ancora oggi l’ho sentito spiegare agli italiani che se il Pil cade è colpa loro, che hanno preso le vacanze a Pasqua.
Formigoni?
Bisognerebbe prima provarlo fuori dalla Lombardia.
Tremonti?
Non è popolare. Bisogna vincere le elezioni, e per vincere le elezioni bisogna essere popolari.
Pisanu?
Non scherziamo, dai. La verità è che nella Cdl non c’è un’ipotesi popolare alternativa a Berlusconi.
Ricette?
Avrebbe potuto fare un partito nuovo, una specie di “polo delle riforme”, con la Lega e magari con la Bonino e qualche altro riformista, contro Follini e Casini. Una cosa del genere però non si poteva fare. E adesso io non vedo altra via d’uscita. Probabilmente la situazione resterà più o meno così e vincerà la sinistra. E Berlusconi altri cinque anni di opposizione non se li fa. Allora sì vedremo in azione un altro leader nella Casa delle libertà (meglio Fini di Casini).
EMANUELE MACALUSO (il riformista)
Perché nella Cdl litigano?
Per la situazione economica, come in tutti i paesi del mondo.
Solo questo?
L’orientamento dell’elettorato generale è deciso da questo. Poi ovviamente c’è tutta una serie di temi. Ora c’è anche questo dibattito sulla legge 40. E poi c’è il nordismo: non è un caso se praticamente tutto il sud, a livello locale, è governato dal centro-sinistra.
Altri errori?
La giustizia, un campo in cui la Cdl ha fatto una riforma che non riforma tanto, e poi le leggi ad personam, con grande fastidio di parte dell’opinione pubblica.
Che fanno Fini e Follini?
Credo che le prese di distanza di Follini e Fini rispecchino il disagio nei confronti di Berlusconi che vedono diffondersi nell’opinione pubblica.
Vie d’uscita?
Non ne vedo.
Alternative a Berlusconi?
Ma dove vanno a prenderselo? Forza Italia non è un partito e né Casini né Fini sono alternative valide.
Formigoni?
Formigoni non mette d’accordo tutta la Cdl. A meno che, ovviamente, non sia Berlusconi stesso a dire: “Formigoni”. Ma lui non lo dirà mai.
Pisanu?
Al massimo potrebbe fare il capo di un governo di transizione.
RINA GAGLIARDI (il manifesto)
Ci dica una cosa di sinistra.
Fin dall’inizio, il Berlusconi bis è un governo nato morto.
Ne dica un’altra.
Dentro il Berlusconi bis si gioca solo la partita di chi conterà di più da qui al 2006.
Come spiega la divisione nella Cdl?
Da una parte ci sono gli uomini e le donne del Cavaliere al tramonto e dall’altra ci sono gli altri, che hanno scatenato una lotta intestina per la successione. E non credo che questi ultimi puntino a chissà quali cambi di strategia. Insomma, Casini e Fini lottano per conquistare la leadership di quel che sarà il centro-destra dopo Berlusconi.
Il nome di un successore.
Non mi sento di escludere nulla.
Tremonti?
La vedo difficile, ha una caratterizzazione estremista.
Formigoni?
Non si può escludere.
Fra Casini e Fini?
Casini più di Fini.
NANDO PAGNONCELLI (abacus)
Perché nella Cdl si litiga?
Così tanto non lo so. Credo che la litigiosità sia connaturata alla politica. Agli occhi dell’elettorato, l’eccesso di litigiosità denota un’assenza di programma. E intanto l’elettore pensa: «Se i politici litigano è perché fanno i loro interessi, non i miei».
Alternative al Cav.?
Non c’è nessuno che possa raccogliere un consenso plebiscitario.
Nemmeno Casini e Fini?
Godono di un livello di fiducia più elevato di Berlusconi (ho detto “fiducia”, non “consenso”), ma in questa fase è normale, perché il Cavaliere ora sta facendo da parafulmine. Ora le faccio io una domanda.
Prego.
Lei non crede che per l’opinione pubblica un eventuale farsi da parte di Berlusconi possa rappresentare un chiaro segnale di sconfitta? Nel caso in cui Berlusconi si facesse da parte, l’elettore avrebbe tutto il diritto di chiedersi: «Ma se si fa da parte lui, Berlusconi, se non ci crede nemmeno lui nella Cdl, perché dovrei crederci io?».
GAD LERNER (l’infedele)
Il Cavaliere è finito?
Non è più la gallina dalle uova d’oro della Cdl, anzi, è diventata un peso. Il carisma, la ricchezza (anche nel senso letterale) con cui catalizzava le forze di centrodestra e si faceva obbedire sono diventati un peso che la Cdl si trascinerà fino all’uscita di scena di Berlusconi, che è poi quello che desiderano sia Fini che Casini.
Loro sono “il dopo”?
Credo che siano molto importanti le dichiarazioni di Fini sul referendum contro la legge 40, perché sono dichiarazioni di un leader che si immagina una destra svincolata dal rapporto con la Cei.
Cioè?
Le alternative sono due: una destra “laica” con Fini o una destra più. non vorrei dire “clericale”, ma ci siamo intesi. La seconda è quella di Casini.
RICCARDO BARENGHI (la stampa)
In due battute un’ipotesi post Berlusconi.
In due battute non riesco a ipotizzare niente, e forse non ci riuscirei nemmeno in quattro.
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