Non fate ridere i polli
1.Perché il virus H5N1 (il cosiddetto ‘virus dei polli’) è considerato pericoloso? H5N1 è uno dei tanti virus aviari che popolano il mondo zootecnico. Di recente comparsa, è un virus ‘relativamente poco conosciuto’ e pertanto non ancora validamente contrastato da un vaccino specifico per il settore animale.
2.Perché si teme il contagio umano? La differenza ambientale tra noi e l’Asia è abissale; ciò spiega il contagio interumano in quelle zone. In Asia l’uomo è abitualmente a contatto con il bestiame e la sua vita quotidiana lo porta a incontrare diverse specie animali. È abituale che laggiù ogni famiglia abbia il pollaio con diversi tipi di volatili, il porcile con uno o due maiali e altri animali, di piccola o grande taglia. Questo bestiame serve per il sostentamento della famiglia e per smaltire i rifiuti domestici. In queste condizioni, il contatto uomo-animale è quasi continuo. In Asia, il suino è stato l’organismo ponte, perché l’uomo non contrae la malattia direttamente dal pollame ma verosimilmente dal suino, ospite intermedio, che si infetta, sviluppa la malattia e, soprattutto ‘rielabora’ il microrganismo; se poi, come spesso avviene in Asia, questo monogastrico frequenta l’abitazione perché è tenuto libero, si comprende come sia avvenuto facilmente il passaggio da animale ad uomo.
3.Perché, allora, questa paura da noi? Ha detto giustamente il ministro Storace: è una crisi di panico generalizzato, scatenata da un vorticoso rincorrersi di dichiarazioni che hanno privilegiato più gli aspetti di previsione mediatica che quelli di un serio ragionamento scientifico o semplicemente tecnico, ha fatto leva sull’inestinguibile paura dell’uomo per l’ignoto, con contorni sfumati, legato a strani fenomeni, quali le grandi migrazioni di selvatici o gli smisurati territori dell’est euro asiatico. Attorno a queste paure si è amplificato il fenomeno al di là di ogni ragionevole dimensione. Non possiamo trascurare che stiamo parlando di un evento che ha portato a morte 65 persone nel mondo dimenticando che la nostra influenza annuale ne miete, solo in Italia, qualche migliaio.
4.Che cosa sta succedendo nel nostro Paese? La risposta è molto semplice, disarmante: abbiamo, in un solo mese, smantellato un intero settore produttivo senza il minimo elemento di certezza. Un settore come questo, che dà lavoro a qualche centinaio di migliaia di persone, prima che riparta passeranno mesi, probabilmente più di un anno. La zootecnia, infatti, pone le sue basi nella genetica ed oggi si stanno smantellando non solo gli allevamenti da ingrasso, ma persino quelli dei riproduttori; quando il mercato non rende e si lavora in perdita, prima si smette di lavorare e di alimentare gli animali e prima si limita il danno. Per ripartire, le aziende dovranno far nascere di nuovo i riproduttori, poi i pulcini, poi ripopolare gli allevamenti e far crecere polli o tacchini. Un cataclisma per il mercato, per l’economia, per le famiglie?
5.In Italia abbiamo maturato un’esperienza in tal senso? Certo. L’ondata di influenza aviaria della fine anni 90 ci ha insegnato molte cose. La prima è stata quella di aumentare le misure di biosicurezza negli allevamenti. Oggi, in un qualsiasi allevamento zootecnico non si entra con tanta facilità. Le persone estranee devono evitare il contatto con gli animali, le forniture vengono controllate e le strutture sono protette anche dall’ingresso di animali selvatici o dai randagi. Altrettanto si è imparato nel campo umano. Pur sapendo che i vaccini proteggono solo da contagi umani, il Ministero aveva disposto, come seconda misura, la vaccinazione degli addetti ai lavori, come i macellatori o gli allevatori. Questa indicazione era giustificata dal fatto che, comunque, il vaccino ‘stimolava’ il sistema immunitario a reagire all’ingresso di altri ceppi virali.
6.Cosa sta facendo adesso il Ministero? Le misure adottate, e non da oggi, sono più che corrette. Il Ministero si è mosso in due direzioni, sugli allevamenti e per l’uomo. La prima misura imboccata è stata quella di mettere in regola anche i piccoli allevamenti rurali, con ulteriori tecniche di salvaguardia per evitare l’ingresso delle malattie in generale. La seconda misura, è stata quella di rivolgere l’attenzione al campo umano, prevedendo stanziamenti aggiuntivi per l’eventuale acquisto di vaccini qualora un’ondata virale investisse violentemente il nostro Paese.
7.Cosa consigliare ai consumatori? Di non lasciarsi influenzare esageratamente dalle notizie scarsamente attendibili perché prive di elementi tecnici o scientifici. So che è una banalità ma non vi è altro da dire se non che i nostri prodotti sono sicuri e che la nostra tradizione gastronomica ha palesato coi fatti che le grandi malattie o le tossinfezioni alimentari sono, fortunatamente, patrimonio di altre zone; e la malattia della mucca pazza lo ha dimostrato!
* Medico veterinario,
collaboratore Ministero della Salute
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