Per non fermare il futuro
Esistono due metodi per superare le difficoltà che si presentano alla specie umana nel suo progresso: affrontare l’ostacolo superandolo con metodi e tecniche nuovi; oppure considerare insuperabili le difficoltà e cercare di fermare il futuro. Nel primo modo le sfide vengono superate, e l’umanità prosegue nel suo progresso; nel secondo si rinuncia a procedere, e ci si ferma per poi arretrare. Col secondo metodo Stalin fece morire di fame milioni di contadini russi negli anni Trenta del XX secolo. Seguendo il primo sono state vinte tutte le sfide superando le quali l’umanità è giunta all’attuale livello di sviluppo e di benessere, un livello che in passato non poteva neanche essere ipotizzato. La sfida generosa e la vittoria condivisa contraddistinguono le fasi vitali della storia, la grettezza e il rifiuto del rischio quelle recessive, nelle quali prevale una logica di morte. Oggi sta prevalendo un atteggiamento del secondo tipo. Una prova di questa affermazione è il documento britannico noto come rapporto Stern, che affronta il problema del cambiamento climatico valutandone soprattutto gli aspetti economici. La logica che presiede al documento è difensiva: limitare i consumi, ridurre i livelli di vita, fare passi indietro al fine di ridurre la quantità di emissioni, sono presentati come unico possibile rimedio ai (dati per certi) disastri che accadrebbero se proseguissimo nel modo attuale di vita e di produzione. L’analisi poggia su previsioni, considerate certe, sull’influenza dei fattori antropici sul clima: certezze apodittiche, condivise in pieno solo dai più conformisti tra gli studiosi. Per esempio Richard Lindzen, autorevole climatologo del Mit, in un incontro organizzato a Roma dal ministero dell’Ambiente, ha affermato che l’entità delle variazioni climatiche è stata molto sopravvalutata, e che non c’è prova della loro origine antropica. Più di recente, critiche molto severe sono state rivolte agli aspetti strettamente economici del documento, per la mancanza di indicazioni per affrontare la crisi facendone occasione di sviluppo. è opinione di chi scrive che unico atteggiamento accettabile su questo argomento sia la messa al bando di ogni forma di catastrofismo, maggiori investimenti nella ricerca e nell’attuazione di interventi mitigativi, impegno a raggiungere un pieno accordo con i paesi emergenti, i quali attraversano oggi la stessa fase che è stata necessaria a noi in passato per raggiungere l’attuale sviluppo, e ai quali non è possibile neanche pensare di sottrarre la prospettiva di un miglior futuro.
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