NON HA PIù SHARE LA FICTION DELL’ECOCATASTROFISMO
Una fiction che è più vera della realtà, colpi di scena in ogni capitolo, con i gruppi ambientalisti che organizzano attentati ecoterroristi per alimentare scenari catastrofici e vendere a prezzi più alti le paure di cui stanno riempiendo il mondo. Si tratta dell’ultimo romanzo di Michael Crichton, edito dalla Garzanti con il titolo Stato di Paura (688 pagine, 18,60 euro). Un libro che The New Yorker ha invitato a «prendere sul serio».
A confermare quanto il libro di Crichton segni la fine di dell’ideologia catastrofista e l’inizio di un approccio più ottimista, reale ed efficace, ai problemi ambientali a Roma si è tenuto il 20 di giugno, su iniziativa del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, insieme ad Enea e Consiglio Nazionale delle Ricerche, un convegno sui cambiamenti climatici dal titolo “Ambiente è sviluppo”. Nell’intervento di apertura il professor Paolo Togni, capo di gabinetto del Ministero, ha spiegato l’intenzione di sviluppare una cultura ambientale alternativa all’approccio biocentrico o ecocentrico, riportandola su una posizione antropocentrica e teocentrica. «Le attività umane non rappresentano il cancro del pianeta» ha detto Togni. «Al contrario, lo sviluppo e la migliore qualità della vita migliorano anche l’ambiente». In merito alla teoria del Riscaldamento globale, il professor Richard Lindzen, autorevole docente di meteorologia del Mit (Massachusetts Institute of Technology) e consigliere scientifico del Presidente statunitense George W. Bush, ha illustrato come non esistano evidenze scientifiche che provino che l’aumento dell’anidride carbonica è direttamente proporzionale con l’innalzamento della temperatura terrestre.
Lindzen ha mostrato come i documenti scientifici, i grafici e i programmi di simulazione, siano alterati a servizio di una ideologia che indica l’uomo e le sue attività come responsabile delle catastrofi ambientali.
Corrado Clini, direttore generale per la Ricerca e lo sviluppo del ministero dell’Ambiente, ha rilevato quanto inefficace stia diventando il Protocollo di Kyoto che imputa alle nazioni che l’hanno ratificato una severa e costosa politica di riduzione delle emissioni di Co2. «Se il problema è l’emissione totale di Co2 – ha chiesto Clini – quale politica di riduzione potrà essere effettuata se Cina e India, escluse da ogni impegno, contribuiscono ad oltre il 30 per cento delle emissioni globali e che nel 2030 supereranno il 40?». Considerando che il costo per l’abbattimento delle emissioni è di 20 euro per tonnellata di Co2, e che per l’Italia questo comporta già una spesa di 3,5-4 miliardi di euro, Clini ha chiesto se non è il caso di ripensare il Protocollo di Kyoto, favorendo la disponibilità di tecnologie a basso contenuto di carbonio per il Paesi in via di sviluppo, migliorare le capacità di previsioni e gestione degli eventi climatici estremi e rafforzare la ricerca sul clima. Già nel luglio del 2001 la delegazione italiana aveva proposto questo approccio, ma non era riuscita a superare il muro innalzato, ha detto Clini, «dall’ideologia verde e dagli interessi energetico-commerciali prevalentemente legati all’asse franco-tedesco».
Gli argomenti sollevati da Clini sono stati dimostrati scientificamente dal professor Fabio Pistella, presidente del Cnr, il quale ha concluso auspicando «che sia passata l’ubriacatura legata a Kyoto e che si torni a discutere seriamente dei problemi energetici e ambientali».
Antonio Gaspari
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