NON I PACS, MA IL “PER SEMPRE”

Dopo questa querelle fra Pacs, non Pacs e Ccs, nell’ansia di Romano Prodi di trovare sollecita risposta ai problemi delle unioni di fatto (casualmente due giorni dopo che l’Arcigay aveva minacciato di non votare l’Unione se i Pacs non entravano nel programma); dopo le dissociazioni, e il dubbio della sinistra che la faccenda possa essere un maligno autogol, e le intimazioni alla Chiesa perché non si ingerisca, dopo questo gran rumore.
è vero, lo stato delle cose è che molte coppie gay ambiscono a una legalizzazione, e che moltissime coppie di fatto non gay si trovano, e spesso con figli a carico, prive delle tutele della famiglia tradizionale. Ora, per quanto riguarda i singoli diritti come la reversibilità del contratto di affitto o, se ci sono dei figli, della pensione, ci si potrebbe forse mettere d’accordo. Ma fondare, come è nel progetto dei Pacs ventilati da Prodi, una sorta di matrimonio minore e parallelo, e anche se destinato solamente agli eterosessuali, è tutt’altra cosa.
Perché nel matrimonio tradizionale, religioso ma anche civile, un uomo e una donna si assumono un impegno: di condividere reciprocamente il destino, senza limiti di tempo. Questo impegno è l’unica condizione per cui ragionevolmente si possano mettere al mondo dei figli. Certo, può capitare che un figlio arrivi al di fuori di ogni progetto a due, ma, a priori, il meglio per un bambino è nascere avendo, in potenza, due genitori decisi ad accompagnarlo insieme. Anzi, questa è proprio la condizione perché di figli non se ne faccia uno, ma due, o tre: il sapere di poter contare stabilmente sull’altro. Si sa, poi tutto può andare storto. Ma, almeno all’inizio, quell’impegno ci deve essere. Sono le fondamenta della casa.
Ora, tutto l’ affannarsi a trovar soluzioni per chi queste fondamenta non le voglia mettere, è nobilmente solidale, e necessario per tutelare, dentro la rete di rapporti di fatto, i più deboli. Costruire invece un “matrimonio minore” è riconoscere uguale dignità a delle unioni in cui, in partenza, nessuno si impegna a niente. è dire che è lo stesso, promettere ” per sempre”, oppure no.
Il che non è vero: perché ci sia una famiglia, e la fiducia di avere figli, quel “per sempre” così profondamente umano e serio, è essenziale. Ma questo riguarda la prospettiva in cui si vive: se proiettati in avanti, verso chi nasce, verso il paese che verrà. «Meritano un posto nel cielo più alto coloro che continuano la civitas», scrisse Cicerone. Qui sta il punto, nella voglia di continuare. Che è quello che non c’è abbastanza oggi in un’Italia schiacciata nel presente – nell'”attimo fuggente”. Per cui tutti parlano di Pacs, e quasi nessuno di aiutare le famiglie. Quelle che hanno avuto il coraggio di dire: “per sempre”.

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