Non la guancia, ma il dito

Di Fred Perri
03 Novembre 2005

Neanche una settimana e ho trovato il valido motivo: un record. Quando ho visto i simpatici ragazzi che hanno oltraggiato la Chiesa del Carmine di Torino, mi sarei aspettato di sentire qualche voce di condanna da parte dei loro zii dell’Unione. Invece, costoro erano a rimproverare l’onorevole Santanché che, ai manifestanti romani, ha mostrato il suo bel ditino medio. Ci vedo una relazione con quello che succede negli stadi, non per nulla, tra i difensori dei centri sociali e degli altri allegri vandali, ci sono gli stessi che urlano alle “leggi liberticide” a proposito del giro di vite di Pisanu per azzerare i violenti del pallone. E qui veniamo al ditino di Daniela. Ogni domenica, negli stadi, calciatori, allenatori e parenti dei medesimi vengono coperti di insulti. Mi girano le scatole per loro, costretti a non replicare, a subire, perché fa parte del gioco “del moderno colosseo”. Un par de balle. Ogni tanto ci si stanca di subire e porgere l’altra guancia.
Non dico di estrarre la Glock e di usarla contro i cretini che infestano gli stadi, imbrattano le chiese, attaccano il Parlamento, insultano chi non è amico loro, ma almeno mandarli affanculo non penso che sia reato.

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