NON IN MIO NOME

Di Valenti Annalena
10 Marzo 2005

Per l’8 marzo la Provincia di Milano ha organizzato un convegno dal titolo ‘Anche la pace è donna’. All’inizio l’ho presa sul ridere, (marzullianamente parlando è la pace che è donna o è la donna che è pace?), poi ho letto le dichiarazioni della giornalista Giuliana Sgrena. Quanto è lontano il periodo in cui la donna aveva il potere, quando già tutto era stabilito, la condanna decisa, di sovvertire tutto, con un atto improvviso, ‘potere grazioso’ veniva chiamato, e ri-dare la vita al condannato a morte! E il potere grazioso di dare e ridare la vita, di interrompere la storia già prestabilita con l’irrompere di un avvenimento improvviso, reale e positivo, è sempre stata la grande forza di noi donne. Oggi abbiamo, hanno, perché io non ci sto, deciso di non usarlo più e invece di dare la vita, la si toglie, ‘in parole, opere ed omissioni’. E così quello che ha dichiarato la Sgrena lo sapevamo già, neanche la gioia di essere libera e l’irrompere di un fatto imprevedibile e doloroso come un uomo che dà la vita per te, ha scalfito l’ideologia di parole già previste. è davvero triste, e, spiace dirlo, ma se la pace ha il volto della Sgrena, allora la pace è donna solo in quanto sostantivo femminile singolare. astratto.

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