Non nel nostro nome
Il 13 ottobre è stato pubblicato sul Foglio di Giuliano Ferrara un appello, firmato da autorevoli opinion makers del mondo laico e cattolico. Giornalisti e docenti universitari, politici ed esponenti della società civile si sono mossi per apporre il proprio nome e cognome in calce al testo che compariva sotto il titolo “Il processo alla coscienza di Buttiglione è contrario a una visione laica e liberale delle istituzioni”. Nel testo, stringato ma efficace, si poteva leggere: «Riteniamo contrario a una visione laica e liberale delle istituzioni giudicare un politico cattolico o di qualsiasi altra confessione e formazione culturale in base alle sue idee e al suo credo. è quello che è successo a Strasburgo nel caso del professor Rocco Buttiglione. Per questo motivo esprimiamo il nostro rammarico e la nostra preoccupazione». Tempi ha raggiunto alcuni di quei firmatari e ha chiesto loro un’opinione in merito alla vicenda, qualche settimana dopo quella firma, ora che un po’ di acqua è passata sotto i ponti di Strasburgo e molte righe d’inchiostro sono state sparse sui quotidiani nostrani. Cosa è successo? Che morale possiamo trarre da tutta questa vicenda? Ecco cosa ci hanno risposto.
Pigi Battista, editorialista della Stampa
«Si è trattato di una scomunica di una posizione morale e l’intento è stato certamente raggiunto dagli scomunicatori. L’intenzione era proprio quella di un linciaggio. Voglio essere chiaro: a mio avviso è quella di Buttiglione una posizione discutibile, ma è ineccepibile il suo diritto di rispondere in quel modo alle domande che gli sono state rivolte».
Renzo Foa, editorialista del Giornale
«La vicenda è andata avanti secondo un copione ed è arrivata all’epilogo con il voto compatto contro Buttiglione. Dietro alla retorica europea si aprono problemi tutti di natura istituzionale, ma, soprattutto, da un punto di vista culturale c’è una questione basilare che è ben stata sintetizzata dal Foglio: tutto ruota introno alla parola “peccato”».
Massimo Introvigne, direttore del Cesnur e editorialista del Giornale
«Mi sembra che ci sia un tentativo da parte della sinistra italiana, della Gad, di spostare la tematica dal problema religioso e del diritto di Buttiglione ad esprimere le proprie opinioni, alla questione del governo Berlusconi, al mandato di cattura europeo e alle polemiche con i giudici. è un tentativo molto abile, perché, evitando di affrontare la questione in quelle che sono le sue caratteristiche precipue, si cerca di evitare lo scontro frontale con il mondo cattolico. La Gad non si compatterebbe mai sul tema della censura alle posizioni di tipo cattolico, mentre riesce a ritrovare un’unità se si ferma alle posizioni di critica su aspetti collaterali alla questione. Dire “non è vero, non è in atto alcun tipo di censura contro i cattolici, la ragione di una tale discriminazione deriva dal conflitto di interessi del premier”, è un atteggiamento furbo, ma basterebbe leggere la stampa straniera, dove domina la questione culturale e religiosa, per ricevere una sonora smentita. Questo tipo di aggiramento del nocciolo della questione è frutto in primis delle opinioni di Prodi, ma può funzionare solo in Italia. A Strasburgo si sono volute colpire le opinioni personali di Buttiglione, vicino ai dicasteri pontifici che hanno convinzioni precise e nette in campo morale. Dalla sinistra viene la mistificazione, la volontà di rabbonire il mondo cattolico. È un’operazione fasulla e per smascherarla basta andare a guardare quello che è accaduto al Parlamento europeo, leggere le dichiarazioni di Buttiglione, le domande che gli sono state rivolte. Leggere e togliersi i paraocchi».
Giorgio Israel, docente di Matematica all’università La Sapienza di Roma
«Come è evoluta la situazione? Senz’altro in peggio. Addirittura far cadere una Commissione per quelle frasi di Buttiglione mi pare esagerato. E poi, con tutte quelle stupidaggini che abbiamo sentito in questi anni, con tutte quelle dichiarazioni favorevoli al terrorismo islamico su cui nessuno ha mai fiatato… Certamente siamo di fronte ad un’ondata di integralismo laicista. Buttiglione ha persino chiesto scusa e, a parte che io non l’avrei mai fatto, tuttavia dico, appunto, si poteva chiudere lì. E invece mi pare proprio che ci sia stato il desiderio di consumare la vendetta fino all’ultimo».
Francesco Perfetti, docente di Storia contemporanea all’Università Luiss di Roma
«Sono sulle stesse posizioni che ho espresso con quella firma all’appello del Foglio. La difesa di una visione laica e liberale delle istituzioni è un principio che anche gli avvenimenti delle ultime settimane mi confermano essere necessario ancora difendere. L’integralismo laicista (che è cosa ben diversa e del tutto contraria alla posizione laica) è un assurdo non integrabile in una società che si vuole libera. Rinnovo dunque il mio appoggio a Buttiglione e mi auguro che prosegua una battaglia in difesa della possibilità di poter esprimere il proprio credo e le proprie convinzioni morali».
Giovanni Reale, docente di Storia della Filosofia antica all’Università San Raffaele di Milano
«Lasciamo per un attimo perdere cosa abbia detto e le forme che Buttiglione ha scelto per esprimersi, sulle quali si può discutere, il dato di fatto che rimane è questo: 1. Tutti hanno diritto di dire ciò che vogliono ma, se uno è credente, non può. Perché? Perché Pannella può chiedere la liberalizzazione delle droghe e Buttiglione non può dire la sua? Ormai non si rispetta più la libertà di pensiero. 2. Oggi, quando si parla di fondamentalismo, si sottintende che esso è sempre a carattere religioso. Invece esiste un fondamentalismo illuminista e laicista che, in questo caso, abbiamo visto emergere. è una forma pesante e di segno opposto al fondamentalismo religioso. Perché nessuno ha il coraggio di sottolinearlo? 3. Si dice che la fede sia dogmatica. Ma chi nega la fede non si basa forse su presupposti dogmatici? Questa è la più deleteria fra le forme di dogmatismo che esistono. E poi, non è forse vero che chi ha la fede ha due o tre dogmi da rispettare, mentre chi non ce l’ha ne ha una serie infinita? 4. Io rispetto il laico ma critico il laicista, così come rispetto il religioso ma critico il religioso integralista. Ogni filone di pensiero ha le sue perle e, dunque, ad ognuno di essi deve essere data la possibilità di esprimersi. Se pure questo elemento minimo di civiltà ci viene sottratto, significa proprio che stiamo vivendo tempi molto cupi».
Antonio Socci, giornalista
«In questi giorni è stato condannato a dieci mesi di carcere e a trecento frustate il povero cristiano O’Connor nelle galere saudite e nessuno dice “A”. In Cina avviene quotidianamente la stessa cosa, assistiamo ad arresti di sacerdoti di cui nessuno parla… Non c’è da stupirsi se pure la vicenda di Rocco Buttiglione lascerà il tempo che trova. La nostra è una cristianità assolutamente dimentica, distratta e in tutt’altre faccende affaccendata. O, comunque, ci sono tantissimi cristiani, tantissime realtà (gruppi, movimenti, associazioni) che fanno cose straordinarie, cose veramente straordinarie, ignorate per lo più dai mass media… Credo che dovremmo ricordarci che Gesù era agnello di Dio, ma anche leone di Giuda. È giustissimo annunciare il Vangelo diffondendo una positività, ma è anche necessario difendere la dignità dei cristiani e il loro diritto alla presenza. Bisogna che i cristiani lo capiscano. La situazione che si è creata in Europa è pazzesca».
Gian Maria Vian, ordinario di Filologia patristica all’università La Sapienza
«Le affermazioni di Buttiglione restano per me sacrosante. Certo, penso ci sia stata anche un po’ di imprudenza politica, diciamo “tattica”, da parte sua. Ma tutto ciò non toglie nulla alla bontà delle sue opinioni e al suo diritto di difenderle. Tutto il problema ruota intorno al fatto che Buttiglione ha usato la parola “peccato”. Questa è, oggi, una parola che fa così scandalo perché, come si può desumere dal recente dialogo fra Ernesto Galli della Loggia e il cardinale Joseph Ratzinger, viviamo ormai in un clima di intolleranza verso tutto ciò che è religioso. C’è una vera e propria allergia a qualsiasi espressione anche solo religiosa in senso lato. Si parla di “peccato” e subito saltano i nervi. Mi pare proprio che tiri una brutta aria per le religioni nell’Europa occidentale, anche se valuto come positive le recenti aperture in materia di Nicolas Sarkozy in Francia. Forse qualcosa sta cambiando e se si cominciasse dalla laica Francia sarebbe davvero sorprendente».
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