Non sappiamo dove, ma ci andiamo

Di Respinti Marco
04 Ottobre 2001
«L’11 settembre 2001 è finita l’èra geopolitica cominciata il 9 novembre 1989».

«L’11 settembre 2001 è finita l’èra geopolitica cominciata il 9 novembre 1989». L’incipit dell’editoriale di La guerra del terrore, l’ultimissimo de “I quaderni speciali” di Limes. Rivista italiana di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, è lapidario, laconico, conchiuso. Potrebbe addirittura figurare in una di quelle preziose raccolte di massime classiche che ogni tanto — un po’ meno preziosamente — vengono sfoggiate fuori luogo. Ma c’è poco da ironizzare perché l’affermazione è verissima. Fabio Mini, Federico Fubini, Carlo Jean, Paolo Cotta-Ramusino e Maurizio Martellini, Roberto Menotti, Andrea Nativi, Alfonso Desiderio, Francesca Sisci, Magdi Allam, Diego Vanzi, Giulietto Chiesa, Emanuele G. del Re e Franz Gustincich, Renzo Guolo, Antonella Caruso, Umberto de Giovannangeli, Olga Mattera e Bijan Zarmandili offrono analisi assolutamente non estemporanee né manieristiche che — la nobiltà dell’oggetto ci obbliga — chiedono attenzione.

Quel “9 novembre 1989” segna la data del crollo del Muro della vergogna a Berlino, l’evento che ha chiuso il Novecento rimescolando completamente carte e cartacce della storia; forse addirittura chiudendo un’epoca, per aprirne — come suggerisce Limes — un’altra ancora enigmatica, certamente indefinita. Per lo storico inglese Arnold Joseph Toynbee (1889-1977), la disgregazione della civiltà è caratterizzata da un’«epoca di torbidi» che la precede e da un «inter-re-gno» che la segue e in cui si prepara una nuova civiltà. Il periodo 9 novembre 1989-11 settembre 2001 è forse un po’ tutt’e due, il «torbido» che compie la fine di un’epoca (caratterizzata da una civiltà) sopravvivente solo per inerzia e l’«inter-re-gno» che annuncia non si sa bene ancora cosa. Con buona pace di Francis Fukuyama, che da un decennio buono si sbaglia di grosso.

Post scriptum. A proposito di Guerra fredda, Limes evoca «la grande maggioranza degli europei che abitavano la parte fortunata della cortina di ferro». È permesso, con Silvio Berlusconi, definire quella parte in termini di civiltà superiore e migliore?

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