Non saranno Brigitte Bardot. Ma B&B hanno ragioni da vendere. Tre movimenti intorno a esternazioni di Bossi& Biffi
A proposito di “famiglia naturale” e “figli certi”, espressioni che hanno fatto scattare le reprimende dei commentatori più progressisti, Umberto Bossi ha fatto notare che “sono espressioni che non sottolineano dati anagrafici e polizieschi, bensì dati che fanno riferimento al ciclo naturale della vita”. Per questo “la Lega è assolutamente d’accordo con le adozioni, quelle naturali, ma contraria alle adozioni artificiali che fanno parte della famiglia artificiale; tollera le diversità ma non accetta nessuna dittatura, nemmeno la dittatura delle diversità che pretende di trasformare il modello naturale nel contromodello artificiale, simboleggiato dall’affidamento dei bambini alla coppia omosessuale”. Sono parole chiare e, per quanto ci riguarda, pienamente condivisibili. Anche se ci sono uomini e donne che sarebbero pronti a scommettere il contrario, l’uomo non è soltanto un punto nella catena dei mammiferi. Né è l’anello semplicemente ordinatore di un mondo privo di senso, ma che – chissà perché – finché non crepiamo vale la pena di tener pulito con la giornata di Legambiente. Siccome siamo antinazisti, continuiamo a impegnarci perché nessuno sano di mente si arrenda alla prospettiva di un mondo in cui l’unico potere del singolo sarebbe quello di decidere se adattarsi o meno (in questo secondo caso con la prospettiva di essere dichiarati oscurantisti, come l’ingegnere di Confindustria Cipolletta ha descritto sul Sole 24 Ore coloro che in Europa hanno votato contro l’uso degli embrioni umani) a regole e a definizioni di cosa è umano e cosa non lo è, elaborate da élites, siano esse di natura imprenditoriale, politica, scientifica o religiosa. Sembra che il nocciolo di tutte le odierne discussioni su clonazione, immigrazione, scuola, famiglia eccetera, sia la separazione tra pensiero e realtà. Scriveva nel 1954 Mary McCarthy a Hannah Arendt: “‘Come fai a saperlo?’ continua a cianciare uno dei personaggi, di fronte a qualsiasi affermazione di ordine estetico o fattuale. Nel campo della morale la domanda reiterata è: ‘perché no?’. Ma chi pone la domanda non lo fa sul serio, si trova in uno stato di agitazione mentale, come un bambino che insiste per avere risposte che sa di non potere capire. Penso che questa pseudoricerca, o pensosità stupida, si stia generalizzando nella società moderna; l’uomo medio, diffidente e furbo, è una sorta di intellettuale. Caricatura del filosofo, dubita e ha una bramosia d’informazione come di zucchero”. Insomma, viviamo al continuo cospetto di un’idea di libertà che non solo rifiuta a priori di aprirsi all’accettazione di una realtà che non si fa da sé e che rinvia a un Mistero, ma che è portata a rifiutare il puro e semplice dato. Quale? Ad esempio che se tu togli all’essere umano i dettagli essenziali che contraddistingono la sua esistenza e il suo sviluppo non è che hai guadagnato in libertà, hai solo perso in umanità. D’accordo che è statisticamente normale che un bambino non abbia più famiglia, che la televisione sia la migliore tata, che non ci sia più scandalo qualunque sia il “rassemblement’ sessuale prescelto (eccetto che la pedofilia, ma in questa logica, fino a quando?), che certa politica è convinta che non si debba fare nulla per orientare i flussi migratori. Ma se ci pensiamo bene, se rimaniamo con i nostri sensi (tutti i sensi, non uno) e con i piedi per terra e ci stacchiamo per un attimo dalle ondivaghe emozioni, non è che l’ideale sia non avere famiglia, passare le giornate davanti alla tv, ragionare con gli attributi sessuali, non avere altre opinioni in materia di immigrazione che quelle africane di Veltroni. Ultimo file, caso Biffi e polemica su immigrazione e Islam. Se l’illustre consigliera del ministro Livia Turco, dottoressa Chiara Saraceno, scrive irritata che il cardinal Biffi non è né oscurantista, né razzista, ma “è fondamentalista proprio perché condivide la concezione di un principio di autorità religiosa che ha diritto a determinare tutti gli aspetti della vita e tutti i rapporti” uno chiede: Biffi sarà pure un po’ bacchettone, ma quando mai il Cardinale si è sognato di suggerire una cosa del genere? No, loro hanno in mente i valori alati, mica han fatto domanda alle case popolari e nessuno gli ha spiegato perché il marocchino ha più diritti – e potrebbe averne, intendiamoci – del lavoratore italiano. Ma perché le Chiara Saraceno ironizzano tanto superficialmente con i problemi reali, giuridici, religiosi, di ordine pubblico, che pone una cospicua realtà islamica come quella presente ormai in Italia e in Europa? Perché è amica dell’Islam o per risentimento contro la Chiesa cattolica? Sembra più “la seconda che hai detto”. Il che sarebbe un brutto sport. Perché si potrà pur soffire per ingiustizie subite quando si andava a scuola dai preti. Ma questo non giustifica il cristallizzarsi della vita in ideologia che, alla lunga, alimenta solo la chiusura mentale. E il dissesto sociale.
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