Non si fischiano gli inni, ma che dire dei tornelli?

Di Fred Perri
13 Settembre 2007

Ogni volta che devo far transitare il mio corpaccione attraverso i tornelli di uno stadio spero di rimanerci incastrato, in modo da fare causa al tornello, alle maschere, alla società ospitante, alla società ospitata, alla Lega, alla Federcalcio, ad Amato, a Prodi, a Berlusconi e pure ad Andreotti che è un po’ che nessuno lo tira più in ballo per qualche nequizia. Il guaio è che come sempre noi riempiamo di schiuma da barba ogni problema, ma poi non riusciamo a risolverlo. Faccio degli esempi. Tutti si sono scandalizzati perché sabato a San Siro hanno fischiato la Marsigliese. Male, ma mi sembra meno grave del fatto che un giornalista di Catania non sia stato fatto entrare in sala stampa perché “persona non gradita alla società”. Abbiamo messo i tornelli e mi chiedono il passaporto per andare a San Siro mentre posso andare tranquillamente a Vienna. Questo non scandalizza nessuno. Vi sentite più sicuri così? Io no. Poi però fischiamo la Marsigliese e giù cenere e claudiecardinale contrite dall’attico sull’avenue Foch. Voglio dire, non è stato bello fischiare, ma a me urge di più la faccenda del giornalista e colpisce maggiormente la storia del passaporto per andare allo stadio. Alla Francia vogliamo bene, in fondo. Cià, la Marsigliese ve la canto io: «Allons enfants de la patrie, le jour de gloire est arrivé. papapapapapapa. Aux armes citoyens.». E buon camembert a tutti.

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