NON SONO MORTI NE’ DIO NE’ I PASSERI, E’ MORTO NIETZSCHE
Tutti dicono che Giovanni Paolo II lascia un grande vuoto. Non è assolutamente vero. Egli ha invece colmato, rafforzando la nostra fede, quei vuoti che nell’animo scavano i dubbi, le paure, le debolezze, il dolore e il materialista secolarismo. Il nostro cuore e la nostra anima sono pieni (anzi traboccanti, come Roma in questi giorni) grazie anche a Lui, di Gesù, della Madonna e di Dio.
Natalino Russo Seminara, via internet
Grande stupore ieri mentre percorrevo l’autostrada al rientro da una trasferta di lavoro nel trevigiano (io abito a Massarosa, Lucca). Nella mia stessa direzione (sud) la maggioranza delle auto erano targate PL. Tutte piene di persone, molte con foto del Papa ai finestrini. Mi sono compiaciuto e rallegrato per loro e nello stesso tempo mi sono intristito pensando a quante polemiche ho ascoltato sulle ultime ore del Papa (testamento, nomine di cardinali ecc.), all’intervista di una famosa “scienziata” che si affannava a ridimensionare l’azione di Wojtyla in quanto manifestamente antifemminista, ai commenti di quanti ritengono la presenza alle esequie una inutile pagliacciata favorita dai media. Insomma ho sentito tali e tante (lasciatemelo dire) cazzate (da parte di analfabeti o scienziati, operai o sportivi, colleghi o semplici conoscenti) che da sabato scorso faccio come domanda l’affermazione di Nietzsche: ma Dio è morto?
Andrea Caglieri, via internet
«Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete» (Lc. 19,22). Natalino Russo Seminara le risponderebbe che tutti i padreterni che pontificano in giro dovrebbero ammettere il beneficio del dubbio per la prima che dico, ma non per la seconda (che tocca anche tutti i padreterni): «Dio è morto», «Nietzsche è morto».
Volevo solo comunicarvi la mia gioia perché attraverso la testimonianza di due persone, don Giussani e il Papa, sono certo che l’uomo non è destinato al nulla.
Pasquale Ragno, Biella
Vedete, è tutto molto semplice, basta guardare, ascoltare, domandare: si può vivere così? “Sì”, dicono la vita del Papa e la vita di Giussani. E allora cosa volete da noi? La risposta c’è, in genere manca solo chi domanda. Non c’è evento favorevole per quelli che non vogliono andare da nessuna parte, vivono in una piazzola di sosta, guardano dal finestrino quelli che passano, e passano la vita a lamentarsi di quelli che corrono.
Sto leggendo il suo articolo sul Foglio del 5 aprile. Interessante, come le accade spesso. In realtà, le scrivo per altro. Sono alcuni anni ormai che mi trovo a leggere “di religione”, ebraismo e cristianesimo, soprattutto, con una sotterranea elaborazione che procede, lentamente, purtroppo, tra le pressioni del lavoro e mille altre “distrazioni”. Il volto, la voce, il corpo di Giovanni Paolo II di queste ultime settimane (e rivederlo nei filmati degli anni passati) è stato un libro illuminante, folgorante. Infine. Tra i 18 e i 30 e passa anni, sono corso dietro a parole difficili, a teorie che indicavano colpevoli da rimuovere. Oggi mi accorgo della bellezza e della verità, che forse ho visto troppo tardi, nelle parole belle, semplici e profonde di un uomo toccato dalla Grazia, forse intravedo, sento il vero significato di termini e concetti di cui cercavo di impadronirmi con i libri. Ho pianto i questi giorni. Per non essermi inginocchiato prima, simbolicamente e letteralmente, di fronte alla grandezza e alla bellezza. Un abbraccio.
Claudio Greco, via internet
Anch’io ho appena finito di leggere Severino che risponde anche a quel mio articolo correndo dietro a parole difficili e a teorie. Perciò la ringrazio, la sua lettera non è solo provvidenziale e benefica, ma è vera, dice la verità, e perciò lei è un amico. La sua esperienza e la sua gratitudine al Papa, vicario di Cristo in terra, è la stessa di Cristo in Cielo: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli» (Lc. 10, 21).
Stasera la mia infermiera polacca Krystyna Narbutt è arrivata in ospedale turbata e commossa: ha appena finito di parlare al telefono con sua sorella che abita a Varsavia e le ha descritto l’atmosfera di casa e della città dopo la morte del Papa. Dice che la sorella le ha riferito di cose mai viste nei suoi 50 anni di vita, dice che suo cognato – uomo duro e tutto d’un pezzo che non ha mai pianto – stavolta piange, che le chiese sono sempre aperte e piene di gente 24 ore su 24, che in tutta la città regna uno strano silenzio, al mercatino la gente parla a bassa voce e si comporta con inusuale gentilezza e, cosa più strana, che persino la natura sembra partecipi a tutta questa mestizia. La prima cosa che ha notato, infatti, è che nel giardino di casa sua gli uccelli che la mattina facevano da sveglia a tutto il vicinato, e con gran frastuono, dal giorno in cui è morto il Papa non cantano più…
Tina Mureddu, Olbia
Gli uccelli del giardino stanno bene e sanno il fatto non loro a cui appartengono. Capisco che la cosa faccia sorridere lo zotico scetticone, che poi magari si inchina a Madre Terra e passa le domeniche al Wwf. Però è proprio così, la natura sta bene quando il contesto umano in cui si trova partecipa consapevolmente all’ordine religioso di cui è intessuto il mondo. Poi arriva Pecoraro Scanio, e anche l’uccellino finisce in psicanalisi.
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