Non sottovalutate il Blob di Walter
Mi spiace, ma questa volta non sono d’accordo coi giornali che dichiaratamente tifano centrodestra. Non uno di loro che abbia preso le primarie del Pd davvero sul serio. Tutti a dire truffe di qua, truffe di là, Walter fritto e Prodi baccalà. Bisognerebbe lasciar fare ai partiti il sarcasmo inutile che per molti versi è parte obbligata di un confronto muscolare tra schieramenti contrapposti. Ma chi di mestiere fa l’osservatore – anche e soprattutto quando ha un punto di vista dichiarato – dovrebbe puntare più alla sostanza che ai teatrini. La sostanza è che il centrosinistra ha superato con insperato successo il traguardo del 14 ottobre. Chi vuole pensare che metà dei voti dichiarati siano falsi faccia pure. A mio giudizio, il centrosinistra ora ha una prospettiva che infonde fiducia a una parte assai vasta della propria base elettorale. è una prospettiva che assume in sé quattro elementi di accelerazione prima assenti, o che avrebbero potuto risultare assai attutiti, se si fosse verificato quel tanto temuto esito di un solo risicato milioncino di votarelli raccolti solo nello zoccolo durissimo di Ds e Margherita.
Il primo è che da un anno a questa parte, quando il declino del governo Prodi nei sondaggi è cominciato ad apparire a tutti come irreversibile e senza speranza di riconciliazione, per la prima volta la parte di centrosinistra che più aveva tifato per Prodi si è data una carta e un orizzonte che va “oltre” l’attuale governo, e che traina fuori da una secca come un potente rimorchiatore. Il secondo è che questo orizzonte ha un leader temibile e potenzialmente vincente nel paese: potrà spiacere, a chi è di centrodestra dichiarato, la natura vagamente medusacea di Veltroni e la sua vocazione acchiappa-tutto, ma è esattamente ciò che lo rende temibile come concorrente elettorale al centro come a sinistra. Il terzo è che la scelta – insieme per cooptazione oligarchica dall’alto, e conferma di massa dal basso con percentuale di indubbio successo – avviene senza per questo escludere il formarsi di una classe dirigente ampiamente riconducibile alle chimiche e alle metastasi delle due formazioni precedenti: fatto che rafforzerà il Pd, dandogli solide gambe locali e territoriali, altro che indebolirlo come predicano gli sparuti discepoli del nuovismo parisiano e lerneriano. Il quarto, infine, è che ora Veltroni può permettersi di giocare col governo al gatto e al topo, sostenendolo sin quando sarà utile e necessario, e lasciandolo agonizzare in tutti gli altri casi, finché l’esito naturale non ne consegua. In ogni caso, non è più Prodi da solo a tirare la carretta. E se il centrodestra si illude che sarà Veltroni a fargli il favore di far cadere Prodi prima di essere sicuro di vincere al posto suo, beh allora, secondo me, si illude di grosso.
è evidente che il 14 ottobre non cancella nessuna delle difficoltà maturate in un anno e mezzo di governo, tra esangui riformisti e antagonisti prevaricatori. E che la risposta non sta nello scimmiottare da parte del centrodestra riti e miti dell’indicazione di un nuovo leader. Nell’ex Casa delle Libertà il leader c’è. Si chiama Silvio Berlusconi, lo sanno tutti. Ma in un anno di declino del governo e di spallate sin qui non riuscite, ancora non si è vista per davvero, la strategia per fronteggiare la nuova sfida del Blob veltroniano, gelatinoso ma assai meglio trainante dell’appenninica pasciutezza prodiana.
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