NON è UN INCUBO, E’ GUERRA. EVITATE SCIOCCHEZZE, PLEASE

Di Reibman Yasha
28 Luglio 2005

Dall’incubo del terrorismo islamico, che colpisce New York, Madrid, Gerusalemme, Tel Aviv, Nethanya, Beirut, Londra, Baghdad e a breve, dicono in troppi, Milano, sempre più non riconosciuto, non trattato, recidivo, negato, banalizzato, non vorrei svegliarmi nella realtà del rogo della macelleria islamica a Pavia. Non vorrei che la necessaria riscoperta della realtà di una guerra scatenata contro le libertà occidentali e contro quelle delle donne e degli uomini musulmani esigesse il tributo della caccia all’islamico. Non vorrei ritrovarmi in una città dove all’ora dell’aperitivo si dessero alle fiamme le pagine del Corano. Ne avrei orrore e paura, non mi sentirei più a casa mia.
Per affrontare Al Qaeda, i suoi fiancheggiatori e finanziatori, molti dei quali sappiamo essere nostri vicini, dobbiamo raggiungere la consapevolezza di essere in guerra; il paragone con gli anni Settanta probabilmente non è sufficiente e rischia di non farci cogliere la specificità dell’attuale situazione, nello stesso tempo non vorrei si sbagliasse bersaglio. Guai a dimenticare che il macellaio Halal, in quanto tale, non è un terrorista, la moschea, in quanto tale, non è un covo di fondamentalisti. Ma qualora se ne trovasse una di questo tipo, i terroristi andrebbero sicuramente bloccati senza esitazioni, senza pruderie o capziose distinzioni con la “guerriglia” o la “lotta armata”, senza scarcerazioni facili, senza ammiccamenti complici nella incosciente tragica speranza di essere graziati.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.