Nord Corea o anonima sequestri?
Alcuni mesi fa vi fu l’incontro storico tra il primo ministro giapponese Koizumi e il dittatore nordcoreano Kim Jong Il e la candida ammissione di quest’ultimo che il suo paese aveva per anni rapito cittadini giapponesi a scopo spionistico. A cinque vittime di questa iniqua pratica, le uniche ufficialmente in vita, fu concesso di far visita al paese natale. Quei cinque disgraziati sono ancora in Giappone e questa volta è Pyongyang che accusa Tokyo di rapimento. La decisione di Tokyo di trattenere in patria i cinque si è fondata sulle pressioni operate dai familiari delle vittime e dall’opinione pubblica piuttosto che sull’effettiva volontà delle vittime stesse, rispetto alla quale persiste il legittimo dubbio su quanto gravemente possa essere stata influenzata dalle minaccie fisiche e psicologiche del sistema comunista nordcoreano. Di fatto, il ritorno in patria dei cinque poveracci si è trasformato in un ulteriore scontro diplomatico tra Tokyo e Pyongyang. Gli analisti concordano che nella migliore delle ipotesi il caso verrà risolto con conspicui e segreti pagamenti da parte del governo giapponese, il che andrebbe a conferma della definizione di rogue nation usata da Bush.
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