Nostalgia del Diego grasso
Caro Diego, ti ricordi di me? Ti ho scritto quando rischiasti per la prima volta la ghirba a Punta del Este. Era sotto Natale e, come facciamo sempre noi tossici del raviolo, esagerasti col cibo, ci aggiungesti chissà cosa e il tuo cuore fece crack. Per te mi sono fatto 26 mila chilometri in quattro giorni e sono stato felice di averli percorsi per niente, perché l’hai sfangata di nuovo. Capisco anche che dimagrendo si diventa un po’ stronzi, però, posso dirti, senza offesa: ti preferivo grasso-cocainomane a marchettaro-agitprop come sei diventato. Vai in giro magro da far schifo col pugno chiuso e le magliette anti-Bush, “criminale di guerra”. Sarà, però è stato eletto dalla maggioranza dei suoi cittadini e tra tre anni se ne andrà. Hai chiesto al tuo amico Fidel con quali mezzi resta (e resterà) in sella da 50 anni? Vai sul treno della protesta e frequenti Chavez. Ti preferivo quando uscivi a cena con Bruscolotti. Per me resti il più grande e tra i calciatori che ho frequentato fuori campo sei uno dei migliori umanamente, malgrado i tuoi limiti. Fai il tuo, Diego. La rivoluzione è una cosa seria. E tu, Castro e Chavez, non c’entrate nulla.
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