Nostre corrispondenze

Di Tempi
12 Aprile 2007

Mondiali di rugby troppo bianchi. E lo sport diventa razzista al rovescio
sudafrica Ha minacciato di far ritirare i passaporti ai 30 giocatori selezionati per rappresentare il Sudafrica ai mondiali di rugby del settembre prossimo in Francia se almeno sei di loro non saranno di colore. Butana Komphela, presidente della Commissione parlamentare per lo sport, ha dichiarato alla stampa: «Cercheremo di convincere il ministro degli Interni a ritirare i loro passaporti se la squadra non è rappresentativa». Un portavoce del ministro degli Interni ha subito smentito che la misura sia applicabile: «La revoca del passaporto è una misura da utilizzare solo per valide ragioni, ad esempio in materia di episodi criminali». Il governo a maggioranza nera è impegnato dal 1994 in una politica di “trasformazione” dello sport sudafricano che mira a renderlo maggiormente rappresentativo della composizione razziale della popolazione, ma la squadra nazionale di rugby, che nel 1995 è stata campione del mondo, continua ad essere un feudo bianco.

Giochi e musica. Così i siti jihadisti attraggono il pubblico giovane
web Sono 5 mila in tutto il mondo i siti internet collegati a estremisti islamici jihadisti. La sola al-Qaeda ne gestisce circa 60. Lo afferma Gabriel Weimann, un ricercatore informatico dell’università di Haifa. Fra le loro ultime novità, lo sviluppo di materiale rivolto a bambini e ragazzi. «Molti siti web terroristi offrono musica, cartoni animati e giochi a video. Hezbollah, per esempio, usa un gioco chiamato “Special Force” dove il giocatore spara a soldati israeliani, ma improvvisamente si trova in un campo di addestramento di Hezbollah, dove riceve indottrinamento politico da parte dello sceicco Hassan Nasrallah. Al-Qaeda utilizza molti cartoni che lodano gli attacchi suicidi». Hezbollah gestisce siti in otto lingue, fra le quali l’ebraico.

Ininterrottamente in Birmania per 41 anni per portare il Vangelo
missione È morto il 29 marzo scorso all’età di 89 anni padre Paolo Noè, l’ultimo missionario cattolico straniero in Birmania. Dal 1966 i successivi regimi militari socialisti che hanno retto il paese non hanno più rilasciato visti permanenti ai missionari stranieri e hanno espulso quelli presenti tranne 29, l’ultimo dei quali era proprio padre Noè. Per non vedersi negato il rientro in Birmania, il sacerdote ha trascorso 41 anni di seguito nel paese senza mai fare ritorno in Italia. Padre Noè, che ha svolto la sua missione soprattutto fra le minoranze shan e karen, apparteneva al Pime, Pontificio istituto per le missioni estere di Milano protagonista dell’evangelizzazione della Birmania, dove è entrato nel 1867 e ha fondato sei diocesi.

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