Nostre corrispondenze
L’ultima trovata di Robert Mugabe per affossare lo Zimbabwe
Harare Disperatamente alla ricerca di risorse per colmare la voragine dei conti dello Stato, il governo del presidente Robert Mugabe ha approvato un progetto di legge, ora di fronte al Parlamento, che impone a tutte le imprese straniere operanti nel paese di cedere la quota di maggioranza a imprenditori dello Zimbabwe. La normativa è presentata come un altro passo in direzione dell'”indigenizzazione” dell’economia dopo la nazionalizzazione delle terre possedute dai bianchi nel 2002/03, ma in realtà è volta a permettere all’entourage del regime di arricchirsi e a punire imprese che sono considerate vicine all’opposizione. Fra esse le britanniche Barclays e Standard Chartered (banche), la Bp (petrolio), Rio Tinto (compagnia mineraria), British America Tobacco, Unilever, ecc. Il Regno Unito continua ad essere il miglior partner commerciale dello Zimbabwe, che vanta con esso un attivo commerciale di 52 milioni di sterline. Ma se la legge verrà approvata l’esodo delle compagnie britanniche dal paese avvicinerà un altro po’ il giorno della bancarotta dello Stato africano.
L’economia cinese cresce, la Banca Mondiale si preoccupa
Washington L’ultimo aggiornamento trimestrale della Banca Mondiale sull’economia cinese ha rivisto al rialzo alcuni dati macroeconomici del paese. Il tasso di crescita del pil previsto per il 2007 è stato portato al 10,4 per cento, il tasso di crescita dell’attivo della bilancia commerciale è stato ritoccato all’11 per cento del pil. La Banca mondiale invita le autorità cinesi a una politica monetaria più restrittiva, tassi di interesse più alti, una rivalutazione della moneta nazionale e un’attenta sorveglianza dell’attuale boom borsistico.
Sigillo vaticano sull’intesa tra governo e ribelli in Costa D’Avorio
Abidjan Con lo scambio di un segno di pace fra il presidente Laurent Gbagbo e l’ex leader ribelle, ora primo ministro, Guillaume Soro durante una solenne celebrazione liturgica nella cattedrale di Abidjan alla presenza del cardinal Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace e inviato speciale del Papa, la Chiesa cattolica ha impresso il suo sigillo sul processo di riconciliazione in Costa D’Avorio. «Ho visitato sia il presidente, sia il primo ministro», ha dichiarato il cardinal Martino. «Poi li ho invitati a venire alla Messa solenne della domenica. Al momento dello scambio della pace, li ho invitati a ricevere la pace da me e poi a scambiarsi il segno della pace tra di loro: lo hanno fatto. Nello scambiarsi la pace hanno detto: “Questo durerà”». Il cardinal Martino ha trascorso sei giorni nel paese e visitato varie città, fra cui Bouakè, roccaforte dei ribelli.
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