Nostre corrispondenze
Ahmadinejad riporta in auge la lapidazione per gli adulteri
iran Dopo 11 anni trascorsi in prigione con una condanna capitale a carico, è stato giustiziato il 5 luglio scorso a colpi di pietra Jafar Kiani, un iraniano accusato di adulterio. La sua compagna Mokarrameh Ebraimi, incarcerata per lo stesso lasso di tempo insieme a due figli avuti dall’uomo (il più piccolo dei due ha 11 anni), attende di essere lapidata a sua volta. No-
nostante appelli e proteste di Amnesty International e degli attivisti di Stop Stoning Forever la sentenza è stata parzialmente eseguita per ordine del giudice della Corte d’assise di Takestan, città della provincia di Qazvin, che l’ha emessa e che aveva respinto gli argomenti della difesa, secondo cui i condannati non sono adulteri ma sposi il cui matrimonio non è stato riconosciuto. Dopo una sospensione di alcuni anni, l’Iran ha ripreso a compiere lapidazioni nel maggio 2006. Attualmente attendono di essere lapidati con una sentenza passata in giudicato un uomo e sette donne.
Puzza di “fuffa” al processo per l’omicidio di Hrant Dink
turchia La Corte d’assise di Besiktas (Istanbul) ha richiesto alla polizia indagini supplementari intorno all’omicidio del giornalista turco armeno Hrant Dink. Il 2 luglio scorso, dopo una camera di consiglio di 12 ore, la corte ha ordinato la liberazione di quattro dei 18 imputati per l’omicidio Dink. Due dei principali sospettati, Yasin Hayal e Erhan Tuncel, hanno dichiarato di essere collaboratori della polizia. Fethiye Çetin, l’avvocatessa della famiglia Dink, in una conferenza stampa il giorno dopo ha ribadito la sua convinzione secondo cui gli imputati sotto processo non sarebbero i committenti dell’omicidio. Gli imputati hanno sempre detto «di essere agli ordini di un gruppo all’interno del dipartimento di polizia».
Attraverso Minsk le armi russe arrivano alla Repubblica islamica
bielorussia Buona parte dell’export internazionale di armi dalla Bielorussia è in realtà costituito da esportazioni russe, fatte transitare attraverso aziende paravento bielorusse per ragioni di opportunità politica. Lo afferma un rapporto intitolato Belarus Military Markets a cura della rivista Forecast. Ufficialmente la Bielorussia esporta la bella cifra di 1,1 miliardi di dollari di armamenti all’anno e risulta undicesima nella classifica delle esportazioni ai paesi in via di sviluppo. Ma le condizioni infrastrutturali del suo sistema industriale fanno dubitare che possa ottenere veramente questi risultati. Va notato che le armi col marchio di fabbrica bielorusso sono destinate in particolare al Medio Oriente. Algeria, Iran, Sudan e Yemen compaiono nella lista dei clienti. Nel gennaio scorso Minsk ha firmato un memorandum d’intesa in materia di difesa con l’Iran e due mesi dopo ha offerto a Tehran sistemi di difesa missilistica.
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