Nostre corrispondenze
Ramadan nelle scuole, tra lanci di pietre e svenimenti per fame
francia A Lione il tribunale dei minori ha aperto un’indagine su quattro ragazzi accusati di “violenza in associazione” per aver lanciato pietre contro alcune compagne nel cortile della scuola. La disputa sarebbe cominciata quando i quattro, di confessione musulmana, se la sono presa con una delle giovani, anche lei musulmana, che stava mangiando un panino non rispettando così il digiuno del Ramadan. In un rapporto intitolato Segni e manifestazioni di appartenenza religiosa nelle scuole elaborato nel giugno 2004 sotto la direzione di Jean-Pierre Obin, ispettore generale dell’Éducation nationale, si legge che «il mese di digiuno musulmano è l’occasione di un intenso proselitismo nelle scuole. In alcuni collegi è oramai impossibile non conformarsi al rito per gli allievi le cui famiglie sono originarie di paesi detti musulmani». «L’osservanza del digiuno – prosegue il rapporto – è in modo manifesto l’oggetto di uno scontro al rialzo tra organizzazioni religiose», che si fanno concorrenza diffondendo «prescrizioni sempre più dure». Talmente dure che pochi giorni fa in una scuola parigina, a causa del digiuno, una ragazzina musulmana è svenuta durante una partita di pallavolo. [ga]
La giornata mondiale contro la pena di morte celebrata all’iraniana
iran Nei mesi di luglio, agosto e settembre le autorità iraniane hanno impiccato 66 detenuti e condannato a morte 178 persone. Quarantacinque prigionieri sono stati impiccati in pubblico e altri ventuno in prigione. Molte delle sentenze capitali emesse riguardano donne, condannate alla lapidazione. In un caso almeno il verdetto è stato eseguito (a Mashad, nel nord-est dell’Iran). Lo ha reso noto il Consiglio nazionale della resistenza iraniana in occasione del 10 ottobre, giornata mondiale contro la pena di morte.
Bruciano rifiuti, finiscono in cella per aver profanato il Corano
pakistan Sono in carcere in isolamento dall’8 ottobre scorso James e Buta Masih, due cristiani 70enni di Faisalabad accusati di aver violato la legge pakistana contro la blasfemia. È bastato che un vicino, che in passato aveva tentato inutilmente di acquistare la loro casa, denunciasse di aver sentito dire da persone del posto che i due avevano bruciato pagine del Corano. L’arresto ha di fatto salvato i due anziani cristiani da un linciaggio: 500 persone avevano posto l’assedio alla loro casa subito dopo che si era diffusa la voce circa il loro “delitto”. L’avvocato dei due arrestati ha spiegato che la figlia di uno di loro lavora come colf presso una famiglia musulmana che spesso le affida materiale da portare alla discarica. Dopo cernita, i rifiuti non riciclabili vengono bruciati dai genitori. Da qui lo spunto per le accuse. La legge sulla blasfemia prevede pene fino alla morte e all’ergastolo.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!