Nostre corrispondenze
Imprese turche in Cisgiordania con la benedizione di Peres e Abbas
ankara Accordo senza precedenti fra Turchia, Israele e Autorità palestinese. Il 13 novembre i presidenti delle tre entità (il turco Abdullah Gül, l’israeliano Shimon Peres e il palestinese Mahmoud Abbas), hanno firmato ad Ankara un accordo per la creazione di una zona industriale comune in Cisgiordania, destinata ad accogliere 200 fabbriche e a creare migliaia di posti di lavoro per i palestinesi. L’intera operazione si svolgerà sotto la leadership dell’Unione delle Camere di commercio turche. A pochi giorni dall’apertura della Conferenza internazionale per la pace fra israeliani e palestinesi ad Annapolis voluta dagli Usa, l’iniziativa mostra secondo gli analisti la volontà di Ankara di contare di più nella zona più nevralgica del Medio Oriente.
Per monsignor Porras il referendum di Chávez «non è democratico»
roma In un’intervista rilasciata all’agenzia Zenit monsignor Baltazar Porras, già presidente della Conferenza episcopale venezuelana e attualmente vicepresidente del Celam (Conferenza dei vescovi dell’America Latina), lancia l’allarme sul tramonto della democrazia in Venezuela. Secondo il vescovo «oggi in Venezuela molti sono armati e la polizia assicura loro l’immunità, e questo aumenta l’insicurezza e la paura. La violenza suscitata da infiltrati nei campus universitari viene usata come giustificazione dell’intervento del governo contro l’autonomia dell’università». Se il referendum del 2 dicembre dovesse approvare la vasta riforma costituzionale che Chávez ha allestito, secondo Porras «non sarebbe comunque una scelta democratica. Basti pensare che l’80 per cento del tempo in radio e tv è gestito dal potere attuale, mentre solo il 20 per cento del tempo, ovviamente negli orari di minor ascolto, è lasciato alle opposizioni».
L’Australia blocca le sentenze contro i dirigenti cinesi torturatori
sydney Il ministro australiano della Giustizia Robert Ruddock ha bloccato lo svolgimento di un giudizio in contumacia della Corte suprema del Nuovo Galles del Sud contro Chen Shaoji, un dirigente del Comitato giudiziario e politico del Guangdong accusato di aver diretto l’ufficio responsabile delle torture ai membri della setta Falun Gong detenuti in quella provincia cinese. La mossa sembra preludere a un intervento a favore del ministro cinese del Commercio Bo Xilai, accusato della tortura e del decesso di centinaia di membri della setta quando era governatore della regione di Liaoning e destinato a un processo in contumacia dalla stessa Corte il 5 novembre scorso. Le due cause sono state avviate da immigrati cinesi in Australia vittime delle persecuzioni del regime. Quando Bo governava il Liaoning 373 seguaci della Falung Gong sono morti in detenzione.
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