Nostre corrispondenze
In Darfur qualcosa si muove
ma è presto per alzare i calici
khartoum Il Segretario generale dell’Onu Kofi Annan ha annunciato che un’intesa con il governo di Khartoum per l’invio dei caschi blu in Darfur è vicina. Una notizia è importante per la regione africana in cui, a partire dal 2003, hanno perso la vita oltre 250 mila persone, in gran parte neri musulmani massacrati da milizie senza pietà con la complicità del governo centrale. Eppure ci sono molti distinguo da fare. Fino alla settimana scorsa, infatti, le parti avevano concordato solo le prime due fasi del piano. In particolare, quelle che prevedono lo stanziamento di 22 milioni di dollari a sostegno dell’attuale missione dell’Unione Africana (7 mila soldati che in due anni non sono stati capaci di fermare le violenze) e di ulteriori 55 milioni, con un maggiore appoggio logistico dell’Onu. Nessun accordo ufficiale sulla fase tre, che prevede l’invio di una forza di pace ibrida tra Ua e caschi blu. Insomma, tanto per mettere le mani avanti, Khartoum ha messo un’ipoteca sui soldi dell’Onu. Poi, forse, verrà la forza di pace. Una forza di pace ibrida, di cui non si conoscono né gli eventuali tempi di dispiegamento, né il mandato. È presto per alzare i calici.
In Cina il carbone vale di più
della vita di chi lo estrae
pechino Secondo i dati ufficiali delll’Amministrazione statale per la sicurezza del lavoro (Saws), ad ottobre gli incidenti in miniera in Cina sono aumentati del 26,1 per cento rispetto a settembre, con un aumento del 44,4 per cento di minatori uccisi. La stessa Saws rileva che la sicurezza nelle miniere «è in diminuzione». Il carbone è la fonte del 70 per cento dell’energia di un paese in cui il problema ecologico cresce parallelamente alla crescita economica record. Per soddisfare la crescente domanda, le esigenze della produzione spesso fanno trascurare elementari regole di sicurezza. Il governo centrale si è da tempo impegnato a rendere più sicura l’attività mineraria, ma di fatto i governi locali non intervengono adeguatamente contro chi viola le misure di sicurezza.
Arriva il proselitismo via Sms.
È la nuova frontiera dell’islam
riad “Call me to islam”, ossia “Chiamami all’islam”. Si chiama così un’iniziativa lanciata in Arabia Saudita per convertire alla religione del Corano via Sms o per avere informazioni sulla religione musulmana. Lanciata, racconta il giornale saudita Arab News, dagli attivisti della “dawa” (“la chiamata”, “l’appello all’islam”) l’iniziativa è un nuovo strumento per invitare alla fede (islamica) i non musulmani. Il responsabile del progetto, Muhammad al Eiban, dell’Ufficio per le comunità straniere di al Badia, ha spiegato che con gli Sms si ha «un accurato quadro della fede, facendone svanire i miti». Gli attivisti della Dawa comunicano in ben nove lingue.
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