Nota di servizio: prossimi appuntamenti del comitato (un po’ iraniano) “Resistenza sul Piave”
«Quattordici altri dissidenti sono stati processati in novembre, anche in segreto, così i “duri” che controllano il potere giudiziario, resistono al programma del presidente Mohammed Khatami per riforme politiche e sociali», scrive Nazila Fathi sull’International Herald Tribune. Ma che arroganza ha questo giornalismo americano. Come si permette di dare dei “duri” a dei giudici, sia pure iraniani? Perché non riconosce la divisione tra potere giudiziario e esecutivo, e il diritto dei magistrati di Teheran di “interpretare” le norme approvate dal parlamento controllato da Khatami? *** «Gli stati Uniti sono entrati in guerra per assicurarsi il controllo delle fonti di energia», dice Augusto Graziani a Liberazione. E per fortuna hanno avuto quel pretestino dell’abbattimento delle Twin Towers con quelle poche e trascurabili migliaia di vittime. *** «Resistere, resistere, resistere come su un’irrinunciabile linea del Piave», così Libero e tanti altri giornali riportano le parole di Francesco Saverio Borrelli. Il pg milanese crede di essere, chessò, un Concetto Marchesi che da rettore si ribella al regime il giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico a Padova. Ma un governo che si appella al tar che regime è? Borrelli, in realtà, ha il tono di un Augusto Pinochet che si rivolta contro il proprio Parlamento. Per fortuna, questa volta, il pueblo unido dovrebbe proprio farcela. *** «Diffido il mio avversario dal ricorrere a luoghi comuni e clichés dall’esasperare le emozioni e soprattutto dal diffamare il mio partito. Io voglio vincere perché in politica economica, per l’occupazione, per l’ordine pubblico noi siamo i migliori», così Repubblica riporta una frase di Gerhard Schroeder. Perché di questo taglio da dare alla politica, il cancelliere non ne parla con i supoi amichetti (e compagni d’Internazionale socialista) diesse? *** «Il suo grido va raccolto», così la Stampa (con altri quotidiani) raccoglie una frase di Piero Fassino. «Grido di dolore»? Già un altro piemontese aveva usato questo termine. Quest’ultimo però era uno statista, non aveva paura della propria ombra, voleva fare l’Italia, non contenere le perdite alle elezioni amministrative. *** «Il brigadiere Gasparri mette la museruola anche alla satira più innocua», scrive Giorgio Bocca sull’Espresso. È da un po’ di tempo che non capiamo cosa dice e in che mondo vive Bocca. A noi risulta che la satira più innocua abbia messo (provvidenzialmnte) la museruola al brigadiere Gasparri, che spaventato ha chiesto anche scusa. *** «Assistiamo in Italia a una serie ininterrotta di aberrazioni e camuffamenti dei vari gruppi politici che si adattano, quasi riprendendolo nelle parole e nei gesti, al clima del fascismo», scrive Dario Fo su Le Monde. Fo è un gran buffone, per questa sua dote ha ricevuto anche un Nobel con qualche ragione. Ma non è portato per i ragionamenti politici seri, basta pensare alle frasi disgustose pronunciate senza meditarle sulla strage dell’11 settembre. È un buffone ma è innocuo. Già negli anni ’70 con le scemenze sui prossimi regimi fascisti ha dato il suo contributo a mandare migliaia di giovani allo sbaraglio. Che, poi, soccorreva rossamente. *** «A forza di ripeterle ossessivamente tutti i giorni e tutte le sere, sui giornali, sulle radio e sulle Tv legate a ben precisi interessi, queste assurdità si sono trasformate in “verità”», scrive Gian Carlo Caselli sull’Unità, riferendosi a chi critica la magistratura politicizzata. Chi disprezza la democrazia, disprezza sempre anche la gente che “se la beve”.
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