Nota sul fabbisogno del settore statale per il 2001
Egregio direttore,
ho lavorato per molti anni alla ragioneria dello Stato e attualmente sono un dirigente del dipartimento economico della Presidenza del Consiglio, ufficio di coordinamento della finanza pubblica a Palazzo Chigi. Mi risulta che il suo giornale sia stato il primo ad anticipare il pesante “sconfinamento dei conti pubblici” lasciato in eredità dal governo uscente. Il “buco” è stato autorevolmente confermato dal Governatore di Bankitalia nelle sue “Considerazioni finali” e quantificato da diverse fonti intorno ai 10mila miliardi. Avendo noi avuto l’incarico in anni precedenti di fare questo genere di stime e avendo avuto anche la soddisfazione di vedere in genere poi confermate le nostre previsioni, così, esclusivamente a titolo personale – dunque senza aver ricevuto alcun incarico formale dalla Presidenza del Consiglio – ci siamo permessi di studiare i dati a disposizione. Secondo i nostri conteggi, che volentieri offriamo a lei e ai suoi lettori, il “buco” di bilancio sarebbe quantificabile non in 10mila miliardi, ma in quasi 40mila. Con tutte le conseguenze del caso, che qui le dettaglio.
Presentazione delle tabelle
Di seguito (tabella 1) vengono riportati i valori risultanti dalle previsioni che sono state operate sull’andamento del conto di cassa del settore statale per l’anno 2001, con riguardo alle sue componenti di maggiore rilievo sia sul lato dell’entrata e sia su quello della spesa. Questi valori fanno riferimento alla versione più analitica del conto del settore statale (cd. quadro di costruzione). Essi vengono messi a confronto con quelli, di consuntivo, registrati dal Tesoro per gli anni 1999 e 2000 e (tabella 2) con le stime effettuate dallo stesso Tesoro per il 2001, pur con le dovute avvertenze, dal momento che le stime del Tesoro disponibili per il 2001 non si riferiscono alla versione analitica e non sono, quindi, omogenee alle nostre stime. Il citato conto del settore statale nella versione analitica viene poi illustrato integralmente nella tabella 3 (vedi sito Tempi) con l’indicazione di tutte le voci sulle quali sono state effettuate le stime.
Osservazioni
1. Fabbisogno a 88.500 miliardi
La considerazione di maggiore rilievo che emerge dall’esame della tabella 1 si riferisce ovviamente al valore del fabbisogno previsto per il 2001 che, secondo le nostre stime e nonostante i criteri piuttosto prudenziali utilizzati, si attesta su livelli molto elevati, pari a 88.500 miliardi. Tale ammontare corrisponde, infatti, al 3,72% del Pil previsto dal Tesoro e appare in linea con il valore di consuntivo del fabbisogno cumulato che, nei soli primi quattro mesi dell’anno, ha registrato un importo di oltre 54.000 miliardi. Quanto evidenziato mette in luce serie difficoltà circa la possibilità per l’Italia di rispettare gli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea.
2. Siamo fuori dai parametri Ue
È comunque da precisare che il previsto fabbisogno per il 2001 del settore statale non rappresenta il riferimento utilizzato in sede Ue per il rispetto dei concordati parametri che, come è noto, si basano sull’indebitamento netto della Pa. Quest’ultimo aggregato può registrare valori diversi rispetto al fabbisogno del settore statale, in quanto fa riferimento ad un novero molto più ampio di soggetti e si basa sul criterio della competenza economica anziché su quello della cassa. A questo proposito occorre ricordare come questi due aggregati abbiano fatto registrare valori molto simili fino al 1998, mentre negli ultimi due anni i risultati siano stati divergenti: l’indebitamento della Pa nel 1999 è stato superiore al fabbisogno per circa 9.000 miliardi, mentre nel 2000 l’indebitamento è stato inferiore al fabbisogno per circa 15.000 miliardi (e ciò ha rappresentato un evento piuttosto anomalo).
Anche presumendo un impatto migliorativo, nel passaggio dal settore statale al conto della Pa, analogo a quello del 2000, tutt’altro che certo, si possono comunque formulare due considerazioni:
– il rispetto del Patto di stabilità e crescita, che per il 2001 prevede un indebitamento netto dell’1% del Pil (circa 23.800 miliardi), risulta ampiamente fuori portata;
– il rispetto dell’obiettivo minimo di indebitamento pubblico connesso al Trattato di Maastricht (3% del Pil, pari a circa 71.500 miliardi) appare anch’esso seriamente minacciato.
Tabella 1
Nella tabella che segue, come anticipato, vengono riportate le voci maggiormente significative risultanti dalle stime per il 2001, poste a confronto con omogenei valori di consuntivo relativi agli anni 1999 e 2000, tratti dai rispettivi quadri di costruzione.
Un confronto fra il consuntivo 2000 e le previsioni operate dal Tesoro per il 2001 non è, come accennato, praticabile in quanto non è disponibile il quadro di costruzione del conto del settore statale per l’esercizio 2001: un eventuale confronto avverrebbe quindi tra importi disomogenei.
Tabella 2
Un confronto è invece possibile prendendo in considerazione le previsioni del Tesoro nella versione del conto consolidato di cassa e l’analogo aggregato relativo all’anno 2000, come indicato nella tabella 2.
Come si può notare, gli importi relativi alle entrate tributarie riportati in questa seconda tabella sono inferiori in valore assoluto rispetto a quelli evidenziati nella prima. Ciò è dovuto al fatto che essi vengono, in questa versione, ulteriormente nettizzati (rimborsi IVA, regolazioni contabili, etc…). Il Tesoro, nelle sue stime, ipotizza un incremento delle entrate tributarie pari a circa 29.000 miliardi, ossia il 5,1% rispetto al 2000. Le nostre stime sulle entrate tributarie, riportate in Tabella 1, pur riferendosi a valori di importo complessivamente più elevato, segnalano invece una flessione di circa 3.000 miliardi rispetto al 2000, principalmente riconducibile alle riduzioni fiscali introdotte con l’ultima finanziaria e alle minori entrate previste sui capital gain sul lotto. Tale flessione emerge nonostante le stime sulle principali voci di entrata si basino su ipotesi non pessimistiche soprattutto per quanto riguarda le imposte indirette (Iva in primo luogo).
Perché c’è scostamento tra le nostre stime e quelle del Tesoro
Ne discende che la causa principale dello scostamento fra il fabbisogno stimato dal Tesoro (51.700 miliardi) e quello derivante dalle nostre elaborazioni (88.500 miliardi), pari a circa 37.000 miliardi, è in buona parte imputabile a notevoli divergenze quanto al livello delle entrate tributarie (circa 32.000 miliardi). Sul lato della spesa, infatti, i tassi di incremento da noi stimati per il 2001 sono generalmente più contenuti di quelli registrati nel 2000 rispetto al 1999. In merito, in particolare, al fabbisogno previdenziale (Inps) ed alla spesa per interessi, le nostre previsioni non si discostano in maniera significativa da quelle del Tesoro. Quanto alla spesa sanitaria si è indicato un incremento rispetto al 2000 del 6,1%, un valore, dunque, di per sé elevato ma comunque inferiore a quello registrato nel 2000 (12,3%).
Ciò sembra smentire le affermazioni per le quali l’unico fattore di instabilità dei conti pubblici sia da ricondurre alla evoluzione della spesa sanitaria.
Franco Bucci, Roma
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