Notti sarde, veglie di paesini

Di Valenti Annalena
22 Giugno 2006

aVita e morte camminano insieme nella sera in cui arrivo in Sardegna. E trovo proprio dirimpetto a casa mia la porta aperta, la stanza illuminata, la processione silenziosa. Vociare dei bambini, frenesia da vacanza, c’è da scaricare l’auto, ma giochi e bagagli resteranno fino alla mattina dopo là dove si trovano, in strada, nel portabagagli dell’auto perchè è successo qualcosa nella notte quieta che ci aspettava in Sardegna. è successo che «scusi signora, può spostare la macchina, c’è un morto in casa». Il padre di Maurizio, marito di Anna, tre bellissimi bambini, è morto da neanche mezz’ora. Parenti e amici lo veglieranno tutta una notte, e un giorno intero, come si vegliavano i morti una volta, come si vegliano ancora in questi paesini di Sardegna.
Il nonno era malato, e Maurizio, suo figlio quarantenne lo accudiva da anni. All’inizio forse era un fastidio, la giornata condizionata dall’andare a prendere l’uomo anziano e solitario, metterlo in macchina, fargli fare una passeggiata, dargli da mangiare, rimboccargli le coperte a letto.
Ma col passare degli anni, mi dice sua moglie, «Maurizio si era più sempre affezionato al padre. Era come se, piano piano, si fossero invertiti i ruoli, e lui fosse diventato padre di suo padre. Così adesso è dura».

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