O Cgil, ciao
I risultati delle elezioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) sono una sconfitta per il sindacalismo tradizionale che, sotto la guida della CGIL, ha trascinato il mondo degli insegnanti in una condizione di lavoro e di stipendio da terzo mondo. L’affluenza alle urne si attesta intorno al 55%, ma bisogna tener conto del fatto che questo dato comprende il voto del personale non docente, che ha partecipato alle elezioni in modo massiccio, a differnza degli insegnanti che non hanno raggiunto, a livello nazionale, il 50%. In molte scuole non è neppure stato raggiunto il quorum. Che molti insegnanti abbiano disertato i seggi, aperti per tre giorni sul posto di lavoro, è il segno evidente del rifiuto di una forma di rappresentanza rigida e superata. Gli insegnanti chiedono di essere rappresentati da chi sa interpretare le loro reali esigenze, e non più da un sindacalismo vecchio e statalista. Libertà di associazione e pluralismo nelle rappresentanze sono le richieste che vengono dalla limitata affluenza di questi giorni e che molte associazioni professionali hanno avanzato in questi mesi di campagna elettorale bloccata. I risultati della tornata elettorale sono poi una sconfessione dell’azione sindacale di questo quinquennio. La CGIL ha perso, e là dove ha limitato i danni lo deve ai voti del personale non docente, la CISL mantiene le posizioni; complessivamente vincenti risultano invece i sindacati autonomi. Il risultato elettorale deve far riflettere anche il ministro De Mauro, il quale non può continuare a negoziare le condizioni di lavoro e lo stato giuridico degli insegnanti con una rappresentanza minoritaria, né tanto meno ritenere che il riordino dei cicli abbia il consenso degli insegnanti, quando solo la CGIL si è pronunciata a favore. E la CGIL in base alla consultazione elettorale rappresenta il 15% degli insegnanti e il 35% del personale ATA! Se la funzione del personale non docente ha la sua importanza nell’organizzazione della scuola, non distinguerla da quella docente è il modo migliore per vanificare qualsiasi tentativo di riforma. A meno che il motivo sia solo la conservazione di un potere che ormai sfugge.
di Mario Meroni: Presidente Diesse – Didattica e innovazione scolastica
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