‘O paese d’o mare

Di Luigi Amicone
05 Luglio 2007
A Torino Veltroni sogna un Partito democratico ambientalista. A Napoli invece il Pd per l'ambiente qualcosa l'ha già fatto. Si chiama emergenza rifiuti. E puzza fino a Bruxelles

E bravo L’Espresso. Che nell’ultimo numero in edicola, sotto la fin troppo scontata copertina dedicata a Walter Veltroni, ci ha regalato uno spassoso Michele Serra sul ciclo dei rifiuti in Campania. Si tratta della parabola dell’ossobuco. Del quale la brillante penna dell’organo della tessera numero uno del Partito democratico immagina la filiera: dal cassonetto della massaia a uno dei tanti falò di questa memorabile estate napoletana. Peccato che la satira non possa approfondire la vicenda. Scoprirebbe, la satira (o il Veltroni che ha tessuto l’elogio del governo Prodi e messo in cima al programma Pd la difesa dell’ambiente), che in ben 24 comuni della Campania, come sostiene una ricerca non molto pubblicizzata ma realizzata da autorevoli istituti scientifici (Oms, Cnr, Istituto superiore della sanità eccetera) e pubblicata ad aprile, «la mortalità per tutte le cause è risultata in eccesso: del 19 per cento sopra la media nei comuni del casertano; del 43 per cento nei comuni del napoletano». Non solo. Negli otto comuni più inquinati «l’eccesso di rischio per tumori al fegato è del 19 per cento per gli uomini e del 29 per cento per le donne; l’eccesso di rischio di malformazioni genetiche è dell’84 per cento».
Questo è il quadro ordinario dell’inquinamento in Campania, l’unica regione d’Europa che non possieda un ciclo ordinario per lo smaltimento dei rifiuti. Ora che l’emergenza più che straordinaria è diventata da Africa subsahariana – sono almeno tre settimane che i rifiuti bruciano per strada, in pieno sole e in piena notte – quali saranno le conseguenze di questo disastro civile e ambientale sulla salute dei nostri concittadini campani? Settimana scorsa Legambiente ha lanciato l’allarme diossina, ha detto che in Campania «l’incenerimento fai da te di una sola tonnellata di rifiuti urbani indifferenziati può produrre dai 400 ai 1.000 microgrammi di diossina per tonnellata, valori altissimi che possono causare gravi patologie, contaminare acqua, suolo, aria, avvelenando coltivazioni e allevamenti». Il 28 giugno la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia per la «cronica crisi» dei rifiuti che colpisce Napoli e la Campania. Dove, sostiene Bruxelles, «il rischio di diffusione di malattie e di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l’ambiente». Ora, vanno bene i balli e cotillon per il principino Walter, ma Prodi dov’è mentre la Campania brucia? A questo punto la parabola satirica di un Michele Serra potrebbe chiedersi: come dov’è? Grazie ai microchip inseriti nella testa del ministro dell’Ambiente, dei deputati di Rifondazione, del governatore diessino della Campania, del sindaco del Partito democratico di Napoli, siamo in grado di dirvi esattamente dove si trova il nostro presidente del Consiglio. Ma certo, Romano Prodi si trova nel governo che chiede la fiducia su un decreto fatto per fronteggiare l’emergenza rifiuti e, al tempo stesso, in piazza con gli alleati di governo, spezzoni di Verdi e di Rifondazione che dicono ‘No’ allo stesso decreto, all’apertura di nuove discariche e alla costruzione dei termovalorizzatori. È con il governatore diessino Antonio Bassolino, premio ‘Gold star’ per la promozione turistica e culturale della città di Napoli e indagato nell’inchiesta su alcune irregolarità nella gestione dello smaltimento rifiuti che ha condotto all’interdizione per un anno di Impregilo e altre tre società del gruppo. È nel rendiconto generale dello Stato, dove la Corte dei Conti rileva che per l’emergenza rifiuti in Campania sono stati spesi «1,8 miliardi di euro, il 21 per cento dei quali per stipendi e funzionamento delle sedi». È negli enti pubblici campani che, a detta (ma questa volta con bell’eufemismo) della stessa Corte dei Conti, «non vanno troppo per il sottile in fatto di appalti e di tutela dell’ambiente». Infine, il governo Prodi dell’emergenza rifiuti è nella bandiera bianca alzata sabato 30 giugno da Guido Bertolaso, capo della Protezione civile e commissario dell’esecutivo per l’emergenza rifiuti: «Vorrei che qualcuno mi prenda da quel posto e mi restituisca solo alla Protezione civile. Mi auguro che arrivi qualcun altro più bravo di me, con perizia e maggiori capacità».

7 milioni di tonnellate in pegno
Domanda: allora è proprio vero che, dopo le promesse sulle tasse, dopo i giuramenti sul tesoretto alle famiglie, lo scalone, la Tav, la caserma di Vicenza, pure il piano governativo per lo smaltimento di minimo 7 milioni di tonnellate di rifiuti (a tanto ammontava l’immondizia data in pegno da Impregilo a un pool di banche in cambio di un prestito di 173 milioni e mezzo di euro) resterà lettera morta? O il governo Prodi passerà al piano B, vale a dire gestirà l’emergenza in ‘concertazione’ col movimento ‘No tutto’. Che, come dice Gaynews (direttore Franco Grillini, deputato Ds transitato a Sinistra democratica), per smaltire 7 milioni di tonnellate di rifiuti «fa richieste molto chiare: raccolta differenziata e inceneritore biologico»?

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