…O se un santo aprisse un fast-food
Su qualche libro di storia ne parlano come del Che Guevara della non-violenza. In uno spot televisivo lo hanno presentato come una sorta di antesignano di iscritto al WWF. E sulla rivista Nuova Ecologia lo si è visto celebrare come il santo ecologista ed animalista. Ma è proprio vero che i Verdi sono anch’essi eredi della testimonianza di Francesco d’Assisi, il santo cattolico celebrato anche per via della sua particolare sensibilità per la natura? “Chi parla così non ha mai letto una parola di san Francesco e non conosce nemmeno la storia della sua vita” dice padre Luigi Iammarrone, considerato il teologo dei Frati Minori Conventuali, professore della Facoltà Teologica san Bonaventura.
E allora a cosa dobbiamo riferire la particolare sensibilità di Francesco?
“Senta cosa scriveva Frà Tommaso da Celano, un contemporaneo del santo di Assisi: ‘Il nostro beato pellegrino sapeva attingere un grande conforto nelle cose di questo mondo, egli le usava come anime quando si trattava di combattere il principe delle tenebre e come altrettanti specchi per contemplare la volontà di Dio. In ogni opera ammirava l’Artefice. Riferiva al Creatore la qualità che scopriva in ciascuna creatura e da questo spettacolo che faceva la sua gioia risaliva fino alla Causa. Egli andava in cerca del suo Diletto in ogni luogo della Sua creazione, servendosi di tutto l’universo come di una scala per elevarsi al trono di Dio’. Ha capito? Altro che animalista! Francesco vedeva negli uomini l’immagine di Dio e nelle altre creature il vestigio, l’ombra del Signore. Chiamava fratelli e sorelle gli elementi naturali – gli animali, il fuoco, l’acqua – perché tutta la creazione scaturisce dalla stessa fonte, Dio. Mai si sarebbe sognato di adorarli in se stessi! In ogni opera Francesco loda l’Artefice e tutto ciò che trova nelle creature lo riferisce al Creatore. Si tratta di una visione completamente religiosa, teologica della creazione, dove non c’è nessun cedimento ideologico verso l’animalismo”.
Però lei sa bene, padre Immarrone, che anche nel mondo cristiano si è diffusa l’immagine minimalista di un Francesco “figlio dei fiori”, quando non addirittura profeta di quell’animalismo che è più sensibile ai cani che all’uomo…
So bene come certi ambientalisti identificano nell’uomo una sorta di cancro del pianeta. Ma chi anche solo sottende questa concezione, dimostra di non amare né le piante, né gli animali, né gli uomini. Se amasse la natura nel senso giusto amerebbe gli uomini per il quale il Signore ha creato le piante e gli animali, perché l’universo è stato fatto per l’uomo. San Francesco era lontano mille miglia dalle ideologie ambientaliste contemporanee. Lui rispettava il creato perché opera di Dio. Ma non era un panteista: sapeva bene che la natura non è Dio e parlava di “creazione”, non di identità di natura. Mentre queste ideologie ambientaliste così legate alla divinizzazione della natura fanno pensare a forme di paganesimo.
Allora se vivesse al giorno d’oggi, san Francesco non sarebbe un ecologista…
No, penso piuttosto che se san Francesco vivesse oggi condannerebbe l’ecologismo pagano e ci darebbe, come si dice oggi, un’”educazione all’ambiente” autentica. Perché fondata su una visione religiosa della realtà. Francesco insegnerebbe a rispettare le creature in quanto opera di Dio, inviterebbe a non offenderle e a non menomarle nelle loro qualità, ma soprattutto ci mostrerebbe attraverso la sua testimonianza la via per guardare tutte le creature come segno e risalita a Colui che le ha generate.
Ma è vero che era un vegetariano?
Sciocchezze! Chi dice questo non ha letto nemmeno una riga su san Francesco. Che diceva che se Natale fosse caduto di venerdì ai frati bisognava passare doppia porzione di carne agli animali di fieno. Per amore a nostro Signore, nato per noi!
Eppure anche per certi cattolici gli hamburger non sarebbero ortodossi…
Ridicolo. Noi italiani mangiamo polpette da secoli… Una mia zia cuoca ne faceva di buonissime …
Però le nostre non sono come quelle di McDonald…
Bella scoperta! Ma secondo lei dobbiamo aspettare che ce lo spieghino gli americani che gli hamburger non sono altro che delle polpette, solo un po’ più piatte e un po’ più grandi?
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