Occhi liberi
Annalisa delle due città
I lampi di una sparatoria, la loro luce livida, la voce di Annalisa che si spegne, sulla porta di casa. Perché? Forse, da giovane cuore, sapeva. A scuola, un suo disegno riproduce “Il viaggiatore sopra un mare di nebbia”, il capolavoro di Friedrich: lei, come viandante, e la speranza di uno sguardo che intraveda l’orizzonte, che buchi la caligine che avvolge Napoli e il mondo. E uno scritto del diario: «Un giorno vorrò vivere in un altra città». Annalisa, così giovane e saggia, sapevi che ognuno abita due città, quella delle strade avvolte nel fumo e nella violenza, quella delle strade dove possa camminare, spedita, la nostra libertà, nel loro misterioso intrecciarsi. Ce ne dimentichiamo spesso e vorremmo scioglierne i nodi, a colpi di pistole ed idee: e il tuo andare, così veloce ed “assurdo”, ce l’ha dolorosamente rammentato, Annalisa, che dal monte ora vedi Napoli e il mondo.
Paralogica. Su altri numeri di ClandestinoZoom, ci siamo occupati di libertà religiosa e di come si cerca di “svuotarla” (nel laicismo parruccone d’Oltralpe, nell’integralismo chiassoso di Adel Smith, “stranamente” a braccetto). E ora un nuovo episodio: in un’aula del Tribunale di Camerino è stato appeso un crocifisso? A suon di “ai sensi di”, un giudice ha annunciato che, per metafisica par condicio, porterà in loco due menorah, i candelabri ebraici a sette braccia. La vicenda è grottesca: poiché il simbolo del cristianesimo non si sposta, causidicamente gli si giustappone un simbolo dell’ebraismo, in nome della libertà. Ma questa – Signor Giudice – non è libertà vera, e il mondo intero non può diventare una specie di Pantheon bislacco, da rigattieri del divino. Lo chiede la ragione; se Lei – invece – vuole procedere a suon di pura logica, si aspetti che qualche Suo cancelliere – legittimamente, a questo punto – porti in aula tre menhir di Stonehenge, lamentandosi di discriminazioni nei confronti del culto druidico.
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