Occidente, ricchezza dei popoli
Sul G8 ci si può schierare: di qui, di là, i ricchi, i poveri, i buoni, i cattivi… Ma si può anche cercare di capire. Per chi volesse farlo, il libro di Landes è un affascinante viaggio nella storia e nella geografia alla ricerca di risposte alla domanda capitale: «perché alcune nazioni sono così ricche e altre così povere?». Alla radice delle diversità di sviluppo le condizioni climatiche: temperatura e umidità delle zone equatoriali non facilitano certo il lavoro, mentre il caldo favorisce forme di vita ostili all’uomo: «l’inverno è il grande amico dell’umanità, il silenzioso killer bianco, distruttore di insetti e parassiti». Si aggiunga il regime delle piogge, che solo in Europa assicura una distribuzione di acqua sostanzialmente regolare. Dunque «l’Europa ebbe fortuna; ma la fortuna fu solo il primo passo». Il secondo fu la frammentazione politica: il crollo dell’Impero Romano favorì la moltiplicazione dei centri di potere, la concorrenza. Il terzo fu la separazione operata dal Cristianesimo fra autorità civile e religiosa: dove le norme dello Stato non coincidono con la legge eterna di Dio il cambiamento è agevolato. Gettate così le basi per una società fondata sul rischio e l’intraprendenza personale, ne è seguita una progressiva accelerazione che tende a vanificare ogni rincorsa dei ritardatari. Landes insomma non crede all’illusione di facili cambiamenti. Eppure, conclude, il «nostro compito, nel loro quanto nel nostro stesso interesse, è aiutare i poveri a diventare più sani e più ricchi». Non per ideologia o moralismo, ma per sano realismo. Perché se il gap non si riduce, i poveri tenteranno di acquisire ciò che non riescono a produrre esportando l’unico bene che possiedono: se stessi. «La ricchezza è un magnete irresistibile, e la povertà un agente contaminatore potenzialmente molto violento e che non può essere isolato: nel lungo periodo la nostra pace e prosperità dipendono dal benessere degli altri».
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