Odio e redenzione

Di Fazzini Gerolamo
22 Febbraio 2007
Quattro anni nella follia dei campi dei khmer rossi per scoprire "la follia di Cristo". Il racconto di Claire Ly, filosofa cambogiana

Considero il mio cammino spirituale un viaggio dalla saggezza del Buddha alla follia di Cristo. Il Dio d’amore, però, io l’ho incontrato in un mondo nel quale tutto parlava di odio. Il 24 aprile 1975 i khmer rossi hanno fatto irruzione nella nostra vita, arrestando papà, uno zio e mio marito. Quel giorno ho perso tutto: la mia città, il lavoro (ero docente di filosofia), i familiari. In poche ore il mio kharma, da buono che era, è cambiato totalmente. È stato inevitabile interrogarmi, da buona buddista, su quali colpe avessi commesso in precedenza per meritarmi tutto questo. La saggezza buddista mi suggeriva di mantenere un distacco dagli eventi tragici di cui ero parte. Ma non avevo fatto i conti con la mia fragilità: l’universo di violenza indicibile in cui ero immersa mi portava a desiderare la vendetta. La collera bruciava dentro di me, ma ero costretta a tacere, a soffocare le domande.
Decisi allora di trovare un capro espiatorio sul quale scaricare la mia rabbia. Quale bersaglio migliore del “Dio degli occidentali”, che aveva la pretesa di dirsi onnipotente? Ho vissuto due anni con questo oggetto mentale sul quale indirizzavo le mie frustrazioni e la mia ira. Oggi posso dire che è ciò che mi ha salvato dalla follia. La professoressa di filosofia che ero, intanto, era diventata, in risaia, una perfetta contadina, secondo l’ideologia dei khmer rossi, che puntavano a “rieducare” gli intellettuali e ad abbattere tutto ciò che avesse il sapore di imperialista. Nel campo di lavoro tenevamo sempre gli occhi bassi. Un giorno ho alzato lo sguardo e ho rivisto la natura in tutta la sua bellezza. Improvvisamente ho trovato una pace incredibile. È come se avessi sentito il cuore aprirsi e non richiudersi più. Così è avvenuto il mio primo incontro col Dio degli occidentali.

L’incontro con la Chiesa francese
Arrivata in Francia, sono stata accolta da alcuni cristiani. Un giorno mi sono imbattuta in un articolo sull’enciclica Dives in misericordia e ho voluto leggere il libro di riferimento (il Vangelo, ndr). Ho letto tutto il Vangelo facendomi moltissime domande. Trovavo Gesù un maestro spirituale di grande livello, come Buddha, ma non volevo pensarlo come Dio, mi pareva che così avrebbe perso attrattiva. Il terzo incontro, quello eucaristico, è stato decisivo. Facevo la cuoca a un campo estivo per giovani. Un giorno ho chiesto l’autorizzazione a partecipare alla Messa: ero curiosa di vedere come pregavano i cristiani. All’elevazione ho guardato l’ostia consacrata e dentro di me ho sentito una pace immensa. È stato come sentire Dio che si rivolgeva a me dicendo: da tanto tempo sto con te, eppure tu non mi riconosci. Ho intuito lì la grandezza del Dio onnipotente che ha bisogno della libertà umana. È allora che ho deciso di farmi discepola, non più solo per leggere il Vangelo, ma per seguire una Persona. Non posso dire che sia stato un cammino facile; talora ho sperimentato difficoltà in seno alla Chiesa francese. Se sono diventata cristiana, però, non è perché la Chiesa sia “super”. Ma perché sono stata sedotta da Cristo.
Claire Ly
(testo raccolto da Gerolamo Fazzini)

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