Ogni giorno è un family day

Di Emanuele Boffi
10 Maggio 2007
Il 12 maggio in piazza quelli che per tutto l'anno vivono dimenticati dallo Stato e dai mass media. Saranno in tanti, agguerriti e festaioli

Andrà a finire che sarà una grande festa con colorato sfoggio di passeggini e biberon, bavaglini e carrozzelle, pargoli in spalla e nonni col bastone, trafelate mamme a caccia dei più discoli, nonne che non risparmieranno neppure stavolta il consiglio del sabato pomeriggio. Sarà la festa di chi in piazza di solito ci va a mangiare il gelato, raramente ad applaudire qualche rockstar agostana, mai a sfasciare la vetrina del supermercato. Gli organizzatori prevedono che sabato 12 maggio in piazza san Giovanni in Laterano a Roma «saranno almeno centomila». Lo ripetono tutti, non ci crede nessuno. Saranno molti di più. «Portarne centomila sarebbe un successo enorme» ha detto a Tempi il portavoce del Family day Savino Pezzotta. «è gente poco abituata alla piazza, non sono mica sindacalisti» ha sorriso l’ex leader Cisl. Qualcuno s’è spinto più in là e ha parlato di «evento epocale». Per altri, come il deputato dell’Ulivo Franco Grillini, sarà invece «la più grande manifestazione omofoba, clericale e discriminatoria della storia della Repubblica».
Comunque vada, un risultato è già stato raggiunto, almeno a sentire i presidenti dei Forum familiari regionali, veri artefici delle mobilitazione territoriale. Racconta Lodovica Carli, presidente del Forum pugliese: «In questo periodo di preparazione all’evento abbiamo organizzato tanti incontri paese per paese, città per città, per spiegare il senso del Family day. Per la prima volta abbiamo visto movimenti e associazioni muoversi all’unisono, con grande unità. Talvolta coinvolgendo anche le parrocchie, da sempre piuttosto restie all’esposizione. Differenze e carismi rimarranno sempre, ma un embrionale lavoro culturale è iniziato. Speriamo che l’esperienza del Family day prosegua e che si trasformi in opere concrete e visibili perché una cultura senza opere è una povera cultura. Questa è la sfida che ci attende, dal 12 maggio in poi. Soprattutto in Puglia, regione all’avanguardia in Italia nell’equiparare i vincoli solidaristici a quelli familiari e che ha promosso una riforma dei consultori che proprio non ci piace». Rosella Cinquepalmi, che della Puglia è l’ultimo riferimento organizzativo, informa che «dalla regione partiranno circa 110 pullman. Poi ci sarà chi raggiungerà Roma in treno o in automobile. Ci saranno padri e madri, famiglie intere con bambini anche di uno o due mesi per dar voce a una realtà spesso poco tutelata, una maggioranza stanca di sentire le lamentele di una chiassosa minoranza». La coordinatrice narra «dei tanti piccoli eventi di questo periodo, della grande partecipazione, soprattutto dei laici che si sono mobilitati in maniera generosa», anche, a volte, «senza aspettare il richiamo dei parroci un po’ titubanti nel richiamare pubblicamente il valore della famiglia».
Giuseppe Trovatello, delegato del Forum siciliano, ha già riempito un treno «con 654 persone. Ma non è abbastanza. C’è molta altra gente che vuole venire e forse saremo costretti a prenotarne un altro. Altrimenti si dirotterà la gente sui pullman». Anziani, giovani, studenti, persone di ogni età. «E due famiglie di dodici componenti ciascuna, il nostro fiore all’occhiello» aggiunge. Sull’isola ha funzionato «il passaparola, il porta a porta, le chiacchiere fra amici. Le famiglie sono stanche di dibattici politici distruttivi. Saranno a Roma per testimoniare che esistono e che vogliono essere considerate».

Treni, pullman, automobili
Il presidente lombardo Ernesto Mainardi ammette di essere stato «travolto dalle richieste di partecipazione. Aveva ragione Benedetto XVI quando diceva che in Italia è ancora presente una forza cattolica, intelligente e vivace. Lo stiamo verificando di questi tempi, faticando a trovare il tempo per rispondere a tutte le sollecitazioni e le richieste che ci vengono da tutte le parti della regione». Incontri, dibattiti, forum. «Soprattutto grazie all’impegno dei laici, più che delle parrocchie. Non voglio dire che non si siano mobilitati anche tanti sacerdoti che hanno messo a disposizione il loro tempo e i loro spazi, ma voglio sottolineare che il lavoro percentualmente più rilevante è stato svolto dalle associazioni dei laici». Il tipo umano che sarà a Roma il 12 maggio è inclassificabile: «Dal nonno all’adolescente, dal professionista all’impiegato. Un treno di 700 persone partirà da Milano. Forse, dipenderà dalle adesioni degli ultimi giorni, ne riempiremo un altro. Di certo da tutti i principali capoluoghi lombardi partiranno i pullman. Non si contano poi coloro che raggiungeranno la capitale con mezzi propri». Quel che è certo «è che anche noi abbiamo segnalazioni di famiglie di sette, otto, nove persone al gran completo» e persino di «alcune famiglie di extracomunitari».
Andrea Speciale, presidente del Forum Marche, se la ride perché «dovrei essere ubiquo. Questa sera mi hanno invitato a parlare in tre posti diversi. Gli incontri sono moltissimi, abbiamo notizia di almeno uno ogni sera da quando è stata indetta la manifestazione. E pensare che molti di noi erano scettici, preoccupati di non essere in grado di raggiungere tutti». Invece, «diocesi per diocesi, con diversi gradi di coinvolgimento, c’è stata una generale mobilitazione. Siamo arrivati a cento pullman e sappiamo di tante persone che andranno a Roma in automobile. Soprattutto puntiamo a portare tanti bambini: è una presenza importante anche per far capire il carattere festoso e non rivendicativo della manifestazione».
Dalla Liguria giungeranno treni da Imperia e Ventimiglia e pullman da Genova, Chiavari, Rapallo e La Spezia. Racconta il presidente ligure Roberto Revello: «Abbiamo puntato su tanti e piccoli incontri su tutto il territorio e non su un’unica grande manifestazione per lanciare il Family day. Il cattolicesimo ligure è frastagliato ed è stato necessario adottare questa strategia per coinvolgere il maggior numero possibile di persone». Chi si è ritrovato semplicemente sbalordito dalle richieste di partecipazione è Simone Pillon, presidente dell’Umbria: «Inizialmente pensavamo sarebbe bastato un treno da 700, 800 persone. Ad oggi, 2 maggio, ne abbiamo prenotati quattro: due da Perugia, uno da San Sepolcro, un altro da Foligno. Poi ci sono una quarantina di pullman che partono da altri borghi e tutti quelli in automobile». Secondo Pillon le adesioni fino all’ultimo momento sono destinate ad aumentare «perché le famiglie hanno capito che è importante che questa volta si mostrino, si facciano vedere. Sono loro a tirare la carretta tutti i giorni, a non chiedere mai niente. è giusto che almeno una volta si facciano sentire in piazza». Medesime segnalazioni arrivano da tutte le altre regioni italiane al quartier generale del Family day, i cui responsabili confermano che «la mobilitazione è massiccia. Sappiamo anche di non sapere. Spesso veniamo a conoscenza di iniziative solo dopo che si sono svolte. Siamo certi che esiste tutto un mondo che verrà a Roma indipendentemente dall’essere venuto in contatto con noi».

L’impegno di Prodi a Stoccarda
Ad oggi sono circa 200 le associazioni nazionali e locali che hanno aderito al manifesto “Più famiglia”. Ad esse vanno aggiunte le firme dei promotori (dall’Azione cattolica al Movimento per la Vita, dalla Comunità di Sant’Egidio alle Misericordie, dai Focolari a Comunione e liberazione) che hanno partecipato anch’essi alla promozione di incontri e pullman per raggiungere Roma. Particolarmente attivo il Rinnovamento dello Spirito che ha organizzato un “pre family day” a Rimini a fine aprile. Al presidente nazionale del RnS, Salvatore Martinez, è giunto in quei giorni anche un messaggio autografo di papa Benedetto XVI. «Quando una famiglia fonda ogni suo progetto sulla fiducia in Dio, nulla veramente le è impossibile», ha scritto il Pontefice. Da segnalare la presenza del Cammino neocatecumenale che per la prima volta aderisce a una manifestazione pubblica. Più tortuosa è stata l’adesione dell’Agesci, la maggiore associazione scout italiana (circa 200 mila aderenti). Secondo quanto dichiarato dalla sua presidente Chiara Sapigni «il sostegno offerto dal mondo cattolico alla famiglia deve essere costruttivo e non in contrapposizione». Nonostante questa poco velata critica al Family day l’Agesci ha reso noto che, comunque, parteciperà il 12 maggio, anche se ha voluto rendere noto che «sarà presente anche alla Conferenza della famiglia organizzata prossimamente dal ministro Rosy Bindi». Di certo, fra il primo iniziale diniego e la successiva sofferta adesione, deve aver pesato il richiamo che i vescovi hanno inviato all’Agesci in occasione del recente centenario. Gli scout cattolici erano stati invitati a «spendersi nella difesa dell’equilibrio del creato, non sull’onda di un vago ecologismo» e a impegnarsi nella difesa «dei valori della pace, della giustizia, del diritto alla vita in ogni sua fase e soprattutto della meravigliosa ma esigente realtà della comunità coniugale e familiare che sono oggi, spesso, minacciati o negati».
Chi proprio non ci sarà, in aperto dissenso con le gerarchie, sono i gruppi minoritari della Rosa bianca, Noi siamo chiesa, Pax Christi che l’11 maggio si ritroveranno a Milano presso la Fondazione Lazzati per un incontro dal titolo “Crisi della famiglia, futuro della famiglia: voci in libertà”. Il premier Romano Prodi non parteciperà all’evento. Sarà a Stoccarda al raduno ecumenico organizzato dai Focolari dal titolo “Insieme per l’Europa”, manifestazione che ha lo scopo di «gettare ponti tra culture e popoli diversi, tra cittadini e istituzioni, ed imprimere un nuovo impulso alla costruzione del continente».

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