Oh my God, not Prodi again

Di Bottarelli Mauro
20 Aprile 2006
no da londra al professore. uomo del passato, ostaggio dei comunisti, il leader dell'unione non potrà fare riforme. così dicono times e telegraph

«Nessuna telefonata finché non vi sarà la certezza di un risultato acquisito e ufficiale». Fino a giovedì scorso l’ufficio della comunicazione di Downing Street non aveva dubbi riguardo alle elezioni italiane e il loro epilogo: nessuna intromissione da parte nostra, nessuna presa di posizione a favore dell’uno o dell’altro ma nemmeno un eccesso di diplomazia congratulandosi con qualcuno che non ha ancora piena legittimità nel proclamarsi vincitore. Poi il rincorrersi di chiamate da parte delle cancellerie europee, tra cui quella di Angela Merkel, hanno costretto Londra ad accodarsi. Con la stessa voglia con cui si infila una mano nella vasca dei piranha. Segretamente, infatti, tutti sanno che sia a Londra che a Washington il tifo a favore di Silvio Berlusconi è stato chiaro e aperto, almeno quando le porte delle stanze del potere si chiudevano e il mondo poteva ricevere soltanto segnali di imparzialità. Già, perché a dispetto di chi continua a blaterare riguardo il discredito che il Cavaliere getterebbe sull’Italia a livello internazionale, Oltremanica più d’uno avrebbe qualcosa da ridire su un potenziale governo Prodi in coalizione con la sinistra estrema.
Bronwen Maddox, capo degli Esteri del Times, esprime a Tempi con molta nettezza la propria posizione: «Partendo dal presupposto che ritengo i cinque anni di governo Berlusconi fallimentari per quanto riguarda le riforme strutturali di cui l’Italia aveva bisogno, dico chiaramente che un governo Prodi è destinato ugualmente a fallire, soprattutto perché chi lo guida non è la persona giusta per l’Italia di oggi e per dare risposta alle richieste che il paese avanza. Prodi, come in parte ha fatto anche Berlusconi, consumerà la maggior parte del suo tempo cercando di mantenere pace nella sua variopinta coalizione e quindi non potrà fare le riforme che il Fondo monetario internazionale, i mercati e le agenzie di rating chiedono. E poi Prodi è un uomo di 66 anni, Berlusconi di 69, addirittura ho sentito che qualcuno vorrebbe un secondo mandato per Ciampi: alla fine del settennato avrà 92 anni, come sperate che i giovani possano riconoscersi in questa politica? Come può Romano Prodi essere definito un uomo nuovo? Io parlo a livello molto pratico: la vostra industria ormai è legata a settori che patiscono direttamente la concorrenza di Cina e India, siete sulla linea del fronte. Fare belle scarpe e borsette non basta più nel mondo della competizione globale, serve ricerca e innovazione: e Prodi, cosa pensa di fare? Come potrà mettere mano a questi guai dipendendo in tutto e per tutto da comunisti, post-comunisti e gruppi di pressione che lavorano per mantenere lo status quo riguardo a welfare, regolamentazione del mercato del lavoro e pensioni? Se dovesse governare, paradossalmente, Prodi sarebbe tentato di lanciarsi anima e corpo in politica estera pur di mettere mano il meno possibile ai guai interni: per questo non regge il parallelo che qualcuno sta avanzando tra lui e Angela Merkel: primo per il tipo di governo creatosi in Germania, capace di tagliare gli estremi e lavorare per il bene del paese non lesinando misure impopolari. E secondo perché la Merkel, una novella Thatcher, non ha voltato le spalle ai problemi, li ha affrontati. E Prodi, lo farà?».

«la sua commissione europea? risultati zero, burocrazia mille»
Un parere isolato, un classico esempio di atteggiamento da primo della classe tipico dei britannici? Non proprio, la signora Maddox non è affatto sola. Christopher Montgomery è la penna più acuminata del Regno per quanto riguarda la politica: Prodi lo conosce bene, fin dai tempi della Commissione europea, alle cui gesta l’editorialista del Daily Telegraph ha dedicato più di un articolo al veleno. «Nessuna Commissione, nemmeno quella guidata da Santer, ha ottenuto meno di quella guidata da Romano Prodi – attacca Montgomery interpellato da Tempi – e questo nonostante le grandissime speranze che in molti nutrivano al riguardo. Risultati zero, burocrazia mille. E la cosa più incredibile è che Prodi nei suoi anni di governo ha potuto contare su un Parlamento europeo se non dichiaratamente a suo favore, certamente non ostile, e sull’appoggio dei principali governi dell’Unione Europea. In condizioni simili, chiunque avrebbe saputo portare a casa qualcosa in tema di riforme strutturali, lui invece ha fallito su tutta la linea, disattendendo persino le priorità che lui stesso si era dato ad inizio mandato. Come possa mettere mano alla salute del sick man (il grande malato) d’Europa, l’Italia, ha del misterioro. Infatti è chiaro e palese che l’Italia, delle quattro principali nazioni europee, è quella con maggiori problemi strutturali. Problemi di gravità tale che, per riuscire ad affrontarli e risolverli, penso che voi abbiate necessità di un uomo con leadership, determinazione e forte senso del dovere. Tagliando corto, all’Italia servirebbe una Mrs Thatcher esattamente come alla Germania serviva una Angela Merkel e l’ha trovata. Questo, per quanto mi riguarda, è ciò che imputo a Silvio Berlusconi: ha avuto troppa paura dei suoi alleati, ha ceduto alle diplomazie di coalizione quando invece doveva tirare dritto dialogando e rendendo conto dell’operato soltanto al paese, ai cittadini, agli elettori. Stando a quanto scrivevano i giornali e all’odio che dicevano la contornasse, la Lady di Ferro avrebbe dovuto governare non più di due settimane prima di essere cacciata a furor di popolo, invece ha fatto due mandati completi e ha ribaltato la nazione come un calzino rendendola moderna, dinamica e in grado di crescere e concorrere nel mondo. Detto questo, se Silvio Berlusconi ha ecceduto in cautela sul tema delle riforme, Romano Prodi, oltre a non assomigliare in nulla all’ex premier britannico, è distante anni luce dal concetto stesso di leadership. Non ha personalità alcuna».

«governerà su basi insicure»
Un’eventuale premiership di Romano Prodi secondo Montgomery sarebbe deleteria per l’Italia, soprattutto in campo economico: «L’Italia ha già sofferto per intere decadi il fatto che la comunità internazionale (sia i governi stranieri che i mercati finanziari) non avesse abbastanza fiducia riguardo il tasso di stabilità interna del paese. Ovviamente un governo come quello di Prodi nasce su basi pesantemente insicure. Prodi dice di avere cieca fiducia e di condividere tutte le opinioni di tutte le persone di cui ha bisogno per mantenere una maggioranza parlamentare. Ma sono partner che ha scelto liberamente, secondo coscienza e moralità politica, oppure sono compagni di viaggio che ha dovuto imbarcare per mera necessità e tornaconto? Dato che Prodi, stando a quanto dice, non avrà il consenso di tutti i suoi supporter in Parlamento, su quali basi si può credere a un suo governo di lunga durata? Al primo scontro su temi come welfare, guerra, pensioni, liberalizzazioni, i partiti comunisti porrano il veto. Lui cosa farà? Non capisco come si possa guardare con favore al fatto che l’Italia torni alle cattive abitudine del passato, con un uomo del passato come Prodi». Forse non basta essere di casa alla London School of Economics, caro Professore.

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