OIL FOR FOOD SOTTO ACCUSA
E’ ufficiale. Da ormai più di una settimana l’autorità pubblica irakena per la commercializzazione del petrolio (la Somo, State Oil Marketing Organization) ha divulgato un rapporto con accuse molto circostanziate nei confronti di ispettori Onu coinvolti nel programma Oil for Food. In particolare, risulta che un ispettore Onu olandese abbia incassato una tangente di 104mila dollari (83.810 euro) per falsificare documenti nell’ambito di un programma di contrabbando di petrolio. L’ispettore coinvolto era un dipendente della Saybolt, una società olandese contractor, cioè aggiudicatrice dell’appalto Onu per il monitoraggio di Oil for Food. Il rapporto ufficiale prosegue indicando che Saddam Hussein aveva personalmente ideato una vasta rete di tangenti e corruzione, e che sul suo libro paga figuravano numerosi funzionari highly ranked. La vicenda non si ferma dunque alla sola Saybolt, ma coinvolge altre società. Come la francese Ibex Energy France, che si occupava del trasporto dei cargo con il petrolio, e che aveva a sua volta subappaltato l’incarico all’olandese Trafigura Beheer Bv.
Sia i francesi sia gli olandesi respingono ogni addebito, sostenendo che le indagini interne non hanno fatto emergere alcun indizio. Circa l’effettiva trasparenza delle commissioni “interne” d’indagine, il dubbio è d’obbligo. Il Wall Street Journal, per esempio, ha ironizzato sulla commissione “interna” Onu che non ha registrato alcun conflitto d’interessi nel fatto che tra i consulenti di uno dei contractors dell’Onu figurasse il figlio di Kofi Annan.
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