OK, il prezzo é ingiusto (per i consumatori)

Di Martini Gianmaria
22 Marzo 2001
Due recenti decisioni prese dal Parlamento, e quindi principalmente imputabili alla maggioranza di centro sinistra che governa il nostro paese, evidenziano lo scarso fondamento economico delle stesse e soprattutto il trasferimento di ricchezza, che esse comportano, dalle famiglie ad alcuni tipi di imprese, evidentemente rappresentate da lobby potenti

Due recenti decisioni prese dal Parlamento, e quindi principalmente imputabili alla maggioranza di centro sinistra che governa il nostro paese, evidenziano lo scarso fondamento economico delle stesse e soprattutto il trasferimento di ricchezza, che esse comportano, dalle famiglie ad alcuni tipi di imprese, evidentemente rappresentate da lobby potenti. Le due decisioni favoriscono entrambe il commercio al dettaglio, ed in particolare la piccola distribuzione. La prima decisione é relativa alla legge che disciplina le cosidette vendite sottocosto. Essa prevede che tali vendite «… non possano avvenire per più di tre volte all’anno, non debbano durare più di 10 giorni, debbano essere intervallate da un periodo minimo di tempo, e non possano riguardare più di 50 articoli». È chiaramente un’iniziativa che non ha fondamento economico, che penalizza i consumatori e tutela i piccoli commercianti. Il tentativo, maldestro, del legislatore è quello di tutelare i piccoli esercizi commerciali da eventuali abusi di potere di mercato da parte della grande distribuzione. Il ragionamento, semplificato, è il seguente: la grande distribuzione ha quote di mercato rilevanti e può sostenere livelli di prezzo molto bassi, in modo tale da escludere dal mercato la piccola distribuzione. Che questa strategia possa essere adottata è certamente vero: ma abbiamo già una legge che tutela da questi abusi di posizione dominante – la legge antitrust. Come ha ricordato l’Autorità stessa (si veda il sito www.agcm.it Bollettino settimanale n. 51-52/2000), non serve introdurre una legge, oltretutto macchinosa e costosa da implementare, per raggiungere un obiettivo già raggiungibile con un’altro strumento. Si fa solo un favore ad alcuni interessi privati, limitando centralmente l’azione delle forze concorrenziali. La seconda decisione è ancora più sconcertante: essa riguarda i prezzi dei libri. Il Parlamento ha approvato il prezzo fisso sui libri, concendendo (sic!) uno sconto massimo del 5% rispetto al prezzo di copertina per i soli libri di testo. Anche in questo caso viene reso un favore solo agli editori ed ai librai, mentre pagheranno il costo di tale decisione le famiglie, che sono private anche in questo caso dei benefici che la libera concorrenza sul prezzo può portare su tali voci di spesa. Di nuovo l’Autorità antitrust aveva chiesto di rimuovere il prezzo fisso (si veda Bollettino settimanale n. 4/2001), ma non è stata ascoltata. Ancora una volta si prendono decisioni che vogliono affrontare centralmente un questione economica, accavallandosi con altri strumenti e penalizzando le parti più deboli.

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