“OK”, SE VERONESI LO CHIAMA “BAMBINO” E NON SCIMPANZE’
Caro direttore, ho appena letto il servizio a pagina 62 della neonata rivista OK di cui Umberto Veronesi è garante scientifico. Il servizio è sullo sviluppo umano dalla fecondazione in poi. Nel servizio l’embrione e il feto sono sempre chiamati «bambino» (talora si vede che è passata la censura e lo chiamano «progetto d’uomo»). Ma in una rivista di Veronesi, ci si aspettava che simili incertezze non ci fossero… oppure il servizio era già deciso prima che il richiamo politico decidesse per la censura del vero?
Eva Bonino, via internet
Caro direttore, ha visto l’appello dei cattolici dalla coscienza “sacra” e “libera” contro la Chiesa che invita all’astensione al referendum?
Martina Mureddu, Olbia
Sì, purtroppo anche noi abbiamo visto il film per soli “adulti cristiani” della Sacra Coscienza Unita. Che poi sarebbero il brasilero Leonardo Zega e una simpatica compagnia di scombiccherati preti de sinistra, ex Azione cattolica, ex Acli, ex catechisti, lo “sbattezzato” e la “sbattezzanda”, il “prete sposato” e il “nulla di nulla grazie a Dio”. Ecco, quest’ultima ci pare una firma particolarmente significativa.
Il direttore della rivista cattolica “Madre” ha scritto in un editoriale: «l’invito a non votare penso equivalga al mettere la testa nella sabbia e quindi a favorire l’indifferenza». L’illustre direttore (Angelo Onger) fa il conferenziere in giro per chiese e partecipa a convegni ecclesiali, zonali e diocesani. Però, al dunque, si chiama fuori. Povera storica rivista bresciana con più di cento anni di vita in che mani sei finita!
G. Antonio M., via internet
Non usiamo girare il coltello nella piaga. Però, Madre, perdonali, perché non sanno quello che non dicono.
Sentir parlare (come fa Amato) di pre-embrione fa venire in mente quel ginecologo che informava una madre ansiosa: signora, sua figlia un po’ incinta. Signori laicisti, siete un po’ creduloni.
Rosa M., via internet
Sulla legge 40: mi indispone il riferimento alla ricerca scientifica come se fosse l’unica cosa oggettivamente rivolta al bene dell’uomo in modo aderente alla verità. Sono da quasi 6 mesi la mamma di una bimba voluta per anni e donata da Dio. Durante la mia gravidanza ho appreso che per la mia età, 34 anni, correvo l’alto rischio di avere un bambino affetto da sindrome di Down. percentuale: 2 su 1000. Quindi avrei dovuto fare l’amniocentesi, pratica invasiva ma con rischio “remoto” di abortività: 0,7 per cento, quindi 7 per 1000: un rischio almeno 3 volte maggiore! A meno che io sia pazza o non abbia sbagliato il calcolo, dato che questi numeri coi relativi giudizi sono forniti da medici che si occupano di riproduzione, è sorto in me il sospetto che non tutti siano brillanti per obiettività.
Giulia, via internet
Caro direttore, il 14 maggio 2005 nell’articolo di Repubblica “Piccoli bulli crescono con la tv e i videogiochi” partendo dai fatti di cronaca, Mario Pirani osserva che questi sono il risultato catastrofico di scelte culturali ed educative che hanno contribuito a delegittimare ogni idea di autorità, disciplina, divieto, punizione, sforzo e fatica nelle nuove generazioni. E ancora: i giovani sono stati allevati dalla pedagogia imperante nell’ideologia che nulla ha davvero vietato. E dopo la diagnosi, la cura: occorre considerare l’esigenza di un ritorno all’ordine. Ritorno all’ordine non in senso reazionario, ma un appello alla più elementare virtù civica: «Far credere a un bambino o a un adolescente – prosegue Pirani – che può far tutto a suo piacimento, che non ha di fronte a sé né divieti né inevitabili frustrazioni, tutto questo ed altro ancora sta devastando la formazione etica, civile e scolastica dei cittadini di domani. Si tratta di capire che quel che è grave non è che una violazione delle regole venga commessa, ma che non ci siano regole, non esista il divieto». Anche la vita, proprio come il gioco, ha le sue regole. Che alle volte sono dure da digerire, nessuno dice il contrario; e pur tuttavia esistono, e vanno rispettate. Educare significa introdurre i figli nel mondo reale, nella vita vera, anche se fa male, anche se scomodo.
Luca Del Pozzo, Roma
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