Olanda, il vuoto che uccide
Martedì 2 Novembre, i Morti. Alle 8.45 della mattina ad Amsterdam, mentre andava in bicicletta, il regista quarantacinquenne Theo Van Gogh, nipote di secondo grado dell’omonimo fratello del famoso pittore Vincent, viene affiancato da un uomo in djellaba. Questi da sotto il vestito estrae una pistola e gli spara: Van Gogh si trascina dal lato opposto della strada seguito dal suo attentatore che gli spara ancora qualche colpo per assicurarsi della sua effettiva morte poi lo accoltella alla gola e infine, con un pugnale, lo colpisce al petto, sopra il quale lascia un messaggio. Poi si allontana, tranquillamente, in direzione del vicino parco. La polizia, subito allarmata, dopo averlo ferito alla gamba, procede all’arresto. Da quel momento l’Olanda tutta è confusa. In una conferenza stampa, qualche ora dopo, il sindaco di Amsterdam, Job Cohen, dichiara che l’assassino non è noto alla polizia se non per qualche fatto minore. Il ministro degli Interni (responsabile dei Servizi di Sicurezza) di contro dichiara la possibile conoscenza del sospetto ai Servizi di Sicurezza. Lo scambio di informazioni tra i Servizi nazionali e comunali risulta essere molto scarso: l’assassino, il ventiseienne Mohammed Bouyeri, originario di Amterdam, con doppia nazionalità marocco-olandese, era seguito già da due anni. Al contrario di tanti suoi giovani connazionali, Bouyeri era un esempio di integrazione riuscita, un giovane che aveva finito la scuola superiore e che nel quartiere era attivo nel campo sociale. Era iscritto a un corso per assistenza sociale alla Hogeschool di Amsterdam, un istituto pubblico dove il direttore ha allestito due “luoghi di silenzio” ad uso degli studenti. Questi erano utilizzati in realtà come luoghi di preghiera musulmana dove venivano diffuse letteratura e propaganda radicale, tra cui quelle del gruppo Takfir wa’l-Hijra. Il direttore desiderava rendere la scuola più invitante per gli studenti islamici (ad Amsterdam un abitante su otto è musulmano). Membri del Parlamento, appartenenti a diversi partiti, fanno ora notare che luoghi di preghiera all’interno di una scuola pubblica sono contrari al suo proprio carattere laico. La situazione è tesa. Mercoledì mattina, su ordine della polizia di Rotterdam, il comandamento biblico “Non uccidere” dipinto da un artista su un murales raffigurante un angelo datato 2 novembre 2004, viene cancellato. Un uomo che cercava di fermare gli addetti alla pulizia del muro, viene arrestato. L’ultimo film di van Gogh, “Submission”, trasmesso alla televisione olandese in agosto era un’accusa alla violenza contro le donne nell’islam. Nato dalla richiesta esplicita di un membro liberale della Camera, Ayaan Hirsi Ali (35 anni), una donna somala. Lei, che da bambina aveva subito l’infibulazione, poi fuggita in Kenya e Arabia Saudita, costretta dal padre a sposare il proprio cugino, decise infine per la propria libertà in Olanda. Il film, nel quale versetti del Corano contro la donna vengono proiettati sul corpo nudo di una donna velata, ha causato grande scandalo tra le comunità islamiche. Dopo la trasmissione sia Van Gogh che Hirsi Ali hanno ricevuto minacce di morte. La lettera abbandonata sul corpo di Van Gogh conteneva una serie di minacce a Hirsi Ali, una “apostata” che, per i musulmani radicali, merita la morte. Anche contro il parlamentare popolare Geert Wilders (14% di maggioranza nelle ultime indagini elettorali), fortemente contrario al flusso di immigrazione musulmana, è pronunciata la condanna di morte su siti internet. Sia Hirsi Ali che Wilders vivono nascosti e sono sotto sorveglianza continua. Nei giorni successivi all’omicidio la tensione è aumentata velocemente. Venti tra moschee, scuole islamiche, chiese e scuole cristiane sono state incendiate. La tensione è giunta al massimo quando mercoledì 10 novembre la polizia ha circondato una casa all’Aja. Quattro poliziotti sono stati feriti quando dall’interno è stata lanciata una granata. Alla fine della giornata, due uomini sono stati arrestati. Tra loro un diciannovenne olandese di origini americo-olandesi. Ad Amsterdam e ad Amersfoort sono state arrestate altre cinque persone. Tutte queste fanno parte di una rete che segue un iman siriano. Quattro giorni dopo l’omicidio il vescovo di Amsterdam, mons. J. Punt, durante il Requiem militare, afferma che non è necessario limitare la libertà di espressione ma, anzi, aumentarla. Tutte le visioni e le opinioni devono essere ascoltate senza che a priori siano messe da parte, con la violenza verbale, politica o fisica e devono avere una loro collocazione nel dibattito politico così da trovare lì una valvola di sfogo e, se necessario, essere corrette. Bisogna evitare che certe idee rimangano clandestine e poi vengano espresse in modo estremistico. Condizione per un cultura della vera “parola libera” è anche, per mons. Punt una certa empatia, la disponibilità a cercare di capire cosa muove l’altro, cosa è sacro per lui e perchè pensa una cosa, per quanto strana o contraria. I vescovi olandesi, in una lettera aperta alla società olandese, riprendono questi temi e annunciano la nascita di un Collegio di dialogo tra la chiesa Cattolica e le religioni non bibliche. Qui la antica tradizione olandese di libertà di religione e coscienza, viene relativizzata. «Col perorare la causa di diminuzione dei fondamentali diritti civili ai musulmani, i cattolici olandesi si ricorderanno la loro propria storia, nella quale venivano visti e trattati come cittadini di secondo grado. La libertà di religione non è neanche un dato fondamentale della storia olandese perchè è stata effettuta solo nel XIX sec.». Van Gogh era conosciuto soprattutto come un giornalista polemico e libertino. Nella sua rubrica settimanale nel giornale Metro deplorava una gran quantità di presunti abusi, non temendo di insultare personalmente cristiani, ebrei e ultimamente soprattutto musulmani. L’omicidio ha portato alla luce un conflitto nel governo olandese. Mentre il ministro della Giustizia, il cristiano democratico Donner, invoca una più severa applicazione del divieto di blasfemia (stile che era frequentemente usato da Van Gogh), il suo collega, ministro degli Affari di Immigrazione, Verdonk, è del tutto contrario. I liberali di sinistra (D66) – appartenenti al governo – invocano invece l’abolizione di questo divieto. Non solo il Quinto ma anche il Secondo Comandamento è ora preso di mira. Ma c’è di più. Puoi chiamare i musulmani geitenneuker (sodomizzatori di capre) ma poi non puoi dire che l’omosessualità è un peccato? L’iniziativa di espellere Rocco Buttiglione in base alla sua personale convinzione è stata presa da europarlamentari olandesi. Quelli che adesso temono la diminuzione del diritto di epressione sono gli stessi che hanno celebrato l’espulsione di Buttiglione come vittoria dell’illuminismo! La domanda non è se l’Olanda può ospitare i musulmani – cosa che non causa problemi – ma se l’Olanda o l’Europa possono sopportare l’islam teocratico dal momento che, più uno diventa veramente cristiano meno possibilità ha di diventare radicale, invece, più uno diventa musulmano più diventa teocratico. Questa almeno è l’esperienza olandese. La democrazia richiede persone che riconoscano come ovvi i Dieci Comandamenti, che siano cristiani o meno. Ma la cultura della morte, curiosamente favorita sia da illuministi che da musulmani, distrugge alla fine ogni società.
(trad. Emma Fiorina/Bernadette Ratti)
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