Oltre oceano si guarda la post Berlusconi pensando al post Bush

Nonostante i risultati delle elezioni italiane siano stati commentati adeguatamente da tutti i media americani, non si può parlare di una “reazione americana” al voto. Molti cittadini americani hanno difficoltà a preoccuparsi delle loro elezioni, quindi la politica italiana risulta un argomento di conversazione arduo. Sono anche un po’ sorpreso del fatto che alcuni miei amici che lavorano nei media e che seguono la politica e le relazioni internazionali non abbiano avuto una reazione rispetto ai risultati delle elezioni.
Fondamentalmente chi appartiene allo schieramento di sinistra si dice felice della vittoria di Prodi per una questione di “simpatia ideologica”, come mi ha detto il direttore di un influente giornale liberale. Non hanno visto però il risultato di queste elezioni come qualcosa che possa cambiare gli interessi americani a livello internazionale, eccezion fatta per l’ulteriore argomento che questi risultati offrono alla caduta della politica dell’amministrazione Bush in Irak. Anche in questo caso, mi ha detto il direttore, molti osservatori politici americani pensavano che la maggioranza degli italiani fosse comunque contro la guerra. Gli opinionisti conservatori hanno reagito alla sconfitta di Berlusconi con delusione – oltre che per una questione di “simpatia ideologica” – ma non sono stati sorpresi di questo. La maggior parte di loro è convinta che l’Europa occidentale non può essere arruolata all’interno della dura reazione posta in essere per difendere la cultura occidentale dalle attuali minacce e questa ne è solo l’ennesima conferma.
Prodi è visto come un leader debole, quindi l’annunciata instabilità del governo italiano significa che le relazioni tra Italia e America si baseranno sugli interessi comuni a un livello privato e non ufficiale. L’opinione che gli americani hanno di Berlusconi è la stessa che hanno del presidente Bush, divenuto esso stesso “un’anatra zoppa”. Comunque sia, gli americani amano l’Italia e gli italiani, e la politica del vostro paese è vista soprattutto con divertimento da parte degli statunitensi, siano essi conservatori o liberali.
Un argomento che è emerso in molte delle mie conversazioni è stato l’apparente assenza di un conflitto forte tra i due differenti schieramenti della guerra culturale che si sta combattendo su materie come aborto e altre tematiche legate alla vita o, ancora, i matrimoni gay. Questi argomenti rappresentano un discrimine grande nelle elezioni americane, ma i miei amici pensano che non siano decisivi nella politica italiana. Sia gli americani liberali che conservatori non pensano che ciò che muove gli elettori siano i tre argomenti cattolici riguardanti la vita, la famiglia e l’educazione. Loro vedono i risultati elettorali come motivati maggiormente dalle preoccupazioni economiche unite all’instabilità di un sistema che, in qualche modo, deve trovare una direzione univoca tra i comunismo e il cattolicesimo tradizionale.
Per finire, le elezioni italiane hanno avuto luogo in un momento di grande controversia politica in America riguardo l’immigrazione tanto quanto il sorprendente calo di gradimento dell’amministrazione Bush. Le “coalizioni” americane che costituiscono i partiti democratico e repubblicano stanno cominciando a districarsi e molti dei nostri osservatori politici stanno cercando di far emergere e soppesare la forza delle nuove coalizioni che calcheranno la scena in un governo post-Bush.

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