Ora buca
La scuola italiana riapre i battenti. Era Fioroni, anno primo. In tono sommesso, come s’addice al personaggio, e alla linea che ha scelto: profilo basso, di-screzione, moderazione. Soprattutto, assecondare in ogni modo il dogma fondamentale del moloch di viale Trastevere: quieta non movere.
Non che il quinquennio precedente, al di là del polverone mediatico, avesse in realtà cambiato molto. I veri nodi del sistema scolastico nostrano – l’autonomia degli istituti fino alla possibilità di gestire il bilancio e assumere il personale, un nuovo stato giuridico degli insegnanti che li assimili a professionisti e non più a impiegati, una reale parità anche economica delle scuole non statali – non sono stati neppure sfiorati (a proposito: un gruppo di parlamentari della Cdl ha presentato una proposta di legge sullo stato giuridico degli insegnanti, nella cui relazione illustrativa si legge: «Nei dieci anni in cui si è discusso sull’autonomia delle scuole, non si è operato conseguentemente per modificare il reclutamento e per riscrivere lo stato giuridico degli insegnanti». Ma negli ultimi cinque di quei dieci anni i firmatari della proposta non sedevano sugli scranni del governo? Non potevano accorgersene un po’ prima?).
I tutor? In soffitta
Il governo del centrodestra si era concentrato su aspetti didattici – tutor e portfolio – e ordinamentali. Tutor e portfolio sono stati messi in soffitta. Certo, la nota del 12 giugno non abolisce il portfolio (una nota non può contraddire una legge), ma dice che le scuole possono anche non utilizzarlo: si può immaginare il sospiro di sollievo. La legge sul tutor rimane in vigore, ma la figura relativa è sparita dal contratto, quindi eliminata di fatto (con un nota bene per il prossimo governo di destra: l’organizzazione didattica non compete al ministero, ha a che fare con la libertà d’insegnamento. Un sistema scolastico liberale è un sistema che pone le condizioni perché le diverse ipotesi pedagogiche e didattiche compatibili con la legge possano proporsi, non ne impone alcune a scapito di altre, neanche se “di destra”).
Discorso diverso per i veri elementi di cambiamento di sistema, la flessibilità degli orari e il sistema nazionale di valutazione. Per quanto riguarda la prima, la riforma Moratti prevede che alunni e famiglie possano scegliere fra tempi-scuola, percorsi e orari differenziati, non più sottoposti ai diktat dei collegi docenti. Norma avversatissima dalle scuole, perché le costringe a misurarsi con le esigenze (e il giudizio) degli utenti; quindi ostacolata e generalmente poco applicata. Comunque, in base ad essa sono già state fatte le classi per l’anno che comincia, ritornerà in ballo solo con le iscrizioni per l’anno venturo. E dal momento che richiede una modifica della legge, per ora Fioroni l’ha lasciata tranquilla.
Valutazioni più «scientifiche»
Si è concentrato invece, con la direttiva 649 del 25 agosto, sul Sistema nazionale di valutazione. Anche qui, un capolavoro di orwellismo. «Con questa direttiva – ha spiegato il ministro – si avvia un percorso che dovrà portare alla valutazione degli istituti scolastici sulla base degli apprendimenti e delle competenze acquisite dai nostri studenti», perché «una valutazione scientifica, oggettiva e trasparente del nostro sistema di istruzione consentirà alla scuola pubblica italiana di essere più affidabile e credibile e di poter certificare la redditività e la bontà dell’investimento fatto per l’istruzione dei nostri ragazzi». Meraviglioso. E per raggiungere lo scopo cosa fa il buon Fioroni? Ovvio, di-sfa quel che aveva fatto la Moratti. In questi anni infatti l’Istituto nazionale per la Valutazione aveva incominciato a distribuire test in tutte le scuole, e ciascuna scuola aveva a disposizione i dati dei propri studenti, come elemento per valutare l’efficacia del proprio lavoro. Cosa prevede la nuova direttiva? Basta con i test a tutte le scuole, verranno di-stribuiti solo a un campione scelto a caso, e i dati elaborati solo su scala nazionale.
Tutto nelle mani dello Stato
Chiaro il meccanismo? Col sistema Moratti ogni scuola ha i suoi dati, può fare le sue valutazioni, giudicare il proprio lavoro; col sistema Fioroni i dati sono nazionali, meriti e colpe sono, come sempre, del “sistema”, di tutti e di nessuno. Del resto il ministro l’ha detto chiaro, davanti alla platea amica degli studenti di sinistra: «Sono contrario alla liberalizzazione del nostro sistema scolastico, perché liberalizzare significa creare scuole di diversi livelli, significa venir meno al dettame costituzionale» (l’Unità, 4 settembre 2006). Troneggia sul frontone di viale Trastevere il celebre chiasmo manzoniano: «Sopire, troncare; troncare, sopire».
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