Ora c’è Walter nel mirino di Romano
Ogni uomo di Stato ha una grande incompiuta. Churchill vinse la Seconda guerra mondiale, poi gli elettori gli voltarono le spalle. I Kennedy iniziarono il Vietnam ma a entrambi i fratelli un assassino impedì di porre riparo all’errore. De Gaulle capì la rivoluzione militare del Blitzkrieg di Guderian ma capitolò di fronte a Giscard d’Estaing sui poteri dei Dipartimenti. Romano Prodi, invece, è egli stesso un grande incompiuto, e questa differenza fa la sostanza. La crisi della mondezza napoletana è stata gestita dal premier con quel senso di totale sicurezza che gli deriva dalle divisioni del centrosinistra, così profonde da rappresentare per Prodi la conferma quotidiana dell’unico collante possibile. Un vinavil di sicura presa, per il semplice ma vigoroso fatto che egli non è ancorato né alla rappresentanza di una constituency né a quella di un partito, e perciò può assumere di volta in volta la posizione più acconcia a parare tizio dai colpi di caio, o sempronio da quelli di entrambi. I leader dei 13 partiti del centrosinistra non hanno altrettanta libertà. Sono legati al proprio passato, ai propri temi elettorali, ai propri elettori, alla dinamica interna che li avvicina o li oppone alla prospettiva del Pd. Prodi no, da grande incompiuto qual è, può dire e fare quel che serve. Che, in politica, spesso conta assai più di quel che si vuole.
È ovvio che, in una coalizione coesa e guidata da un leader di una delle maggiori forze, l’onda di discredito internazionale abbattutasi sulla banda Bassolino-Pecoraro Scanio per effetto di 14 anni di emergenza rifiuti irrisolta sarebbe stata affrontata mettendo in conto anche severi giudizi su chi a Napoli è politicamente colpevole. Prodi no, ha atteso che Veltroni timidamente accennasse alle responsabilità locali per ammantarsi immediatamente come difensore del bassolinismo e risolutore del problema, definendo “una vergogna” che le altre Regioni d’Italia non si precipitassero a farsi carico del disastro. Del ministro Pecoraro il governo non può fare a meno, dunque non una parola su un decennio di cortei contro i termovalorizzatori. Il sindaco Rosa Russo Jervolino ci ha provato a ricordare che Prodi per primo aveva dormito, visto che lei lo aveva avvisato mesi e mesi fa che l’emergenza era endemica e totalmente irrisolta. Ma nessuno l’ha seguita: in tutto il centrosinistra vinavil-Prodi viene preferito a ogni intervento urticante o terapia d’urto.
È Walter Veltroni il vero obiettivo del grande incompiuto che ci governa. È la messa sotto tutela del neoleader di un partito di cui ancora non sono scritti né regole né princìpi, il quale solo per aver manifestato l’intenzione di riscrivere la legge elettorale sentendo anche Silvio Berlusconi rappresenta un potenziale di discontinuità fortissimo rispetto alla leadership da guerra civile permanente prodiana. Obiettivamente anche Veltroni non si è arrischiato a dire che il partito nuovo che ha in testa dovrà dimostrare agli italiani una discontinuità netta rispetto alla classe dirigente che ha prodotto a Napoli e in Campania lo schifo che è sotto gli occhi di tutti. Per non perdere appoggi preziosi, anche lui ha nicchiato, e perso un’occasione che l’avrebbe nettamente differenziato dai gran visir ds e dai margheritici che mirano solo a vanificarne ogni ambizione. “Assieme”, il mitico slogan di Prodi, definisce l’impossibilità di ogni passaggio a confronti tra una sinistra e una destra più “ordinate”. Ma è al contempo la parola d’ordine di come, di una grande incompiutezza, l’attuale politica italiana possa attestarsi a caposaldo.
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