Ora ci si mette pure Magdi Allam
Mio caro Malacoda, questo Magdi Allam sta diventando pericoloso. So che è musulmano, e noi non dovremmo occuparcene. So anche che hai già fatto il possibile per metterlo a tacere, e non tace. Ma adesso s’è messo in testa di difendere Israele, e di farlo insieme ai cattolici. Dobbiamo evitare con ogni mezzo che ciò avvenga. Senti cosa scrive nel suo ultimo libro, Viva Israele: «Sono più che mai convinto che Israele, insieme a Papa Benedetto XVI, sono la residua speranza di salvezza della civiltà occidentale che, più di ogni altra civiltà, incarna la sacralità della vita e la libertà della persona». Se passa questa idea: che per difendere la vita di tutti bisogna difendere quella di qualcuno, che per affermare in modo universale che la vita è sacra bisogna difendere il diritto all’esistenza di chi se lo vede negato nei fatti e pure in linea di principio, come ad esempio Israele, tutto il nostro lavoro va a farsi maledire. L’uomo tornerà a essere insieme idealista e realista.
Questo Allam sostiene che la vita di Israele non è minacciata dall’esistenza del popolo palestinese, neanche dalla nascita di uno Stato palestinese, anzi che questo fatto la favorirebbe. Per lui il diritto all’esistenza di Israele è negato da un’ideologia che fa leva sul sentimento religioso stravolgendolo, la chiama saldatura tra panarabismo e panislamismo, la definisce una “cultura di morte” e la contrappone alla “cultura della vita” che avrebbe nella difesa del diritto di Israele a esistere uno dei suoi capisaldi. Questa identificazione, difesa della vita = difesa di Israele, per noi è una tragedia. Guai se la coscienza addormentata dell’Occidente si risveglia con quest’idea, se prende coscienza che la posta in gioco è la vita. Quella di Israele, e di tutto quello che da quel popolo dipende. Un militante nel campo del Nemico, un settario cattolico papista, presentando il libro di Allam ha detto: «Quando parliamo di radici giudaico-cristiane della nostra civiltà tendiamo a dimenticare il primo dei due aggettivi. Ma se noi siamo quello che siamo, con tutto quello di positivo che la nostra civiltà significa, se per noi la persona è sorgente di diritti inalienabili, lo dobbiamo al fatto che siamo ultimamente ebrei. Il problema è che non ci rendiamo conto dell’attacco mortale portato a questa storia, che deve sempre di più tendere a essere un cammino insieme, una storia di unità. Perché le nostre radici comuni sono anche il nostro compito. Disse Bin Laden: “Noi amiamo la morte più di quanto essi amino la vita”. Dobbiamo scegliere. Da una parte c’è un’ideologia in cui una madre benedice il figlio kamikaze dicendo: “Sono stata io a spingere mio figlio a compiere il jihad. non sarebbe stato giusto far leva sugli affetti per dissuaderlo. Non devo dare retta ai miei sentimenti materni”. Dall’altra parte ci sono un popolo e una civiltà che da millenni vivono di questa certezza proclamata dal profeta Isaia: “Si dimentica forse una donna del suo bambino così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse io invece non ti dimenticherò mai, Israele”». Caro nipote trova in fretta qualcuno che ritiri fuori Pio XII, che tornino a litigare.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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