Ora et labora per guadagnarti la libertà

Di Cominelli Giovanni
24 Agosto 2006

Sollevarsi dalla palude afferrandosi ai propri capelli è un’impresa disperata tentata solo dal barone di Muenchhausen. Ma ad essa è ormai obbligato l’intero paese. L’alba nascente della Seconda Repubblica, a metà degli anni Novanta del Novecento, illuminò un paesaggio disseminato di grandi blocchi corporativi, che rendevano faticoso e tortuoso il cammino del paese e dei cittadini: un sistema istituzionale squilibrato forte nella rappresentanza, debole nel governo, una magistratura divenuta potere politico, uno Stato amministrativo ipercentralistico e omnipervasivo, potenti corporazioni sindacali di lavoratori e di datori di lavoro, una miriade di ordini professionali castali, un sistema di mass media asservito alle corporazioni e alla politica e finanziato a piè di lista dai governi.
E la politica? Metà ancella, metà mezzana, corporazione tra le corporazioni, che tentava di regolare, a prezzi elevati, il traffico delle altre corporazioni. Quanto al popolo dei cittadini: per segnalare efficacemente i propri bisogni dovevano aggregarsi a partiti, sindacati, corporazioni, famiglie di interessi. Uti singuli non contavano nulla. Ci illudemmo che, con l’ingresso nell’euro, il paesaggio sarebbe cambiato: libera iniziativa, rottura delle barriere di esclusione, redistribuzione dei poteri verso i rami istituzionali più bassi, verso la società e gli individui. Il nuovo Titolo V della Costituzione, approvato nell’ottobre del 2001, era lo stenogramma di queste speranze. Gli anni sono passati, i governi si sono “alternati” come da vulgata bipolare, il paesaggio è rimasto pressoché invariato. Nei cieli della politica e dei mass media si sono svolte aspre battaglie, sulla terra i blocchi corporativi sono ancora là. La politica ha cessato da tempo di essere leva del cambiamento.
Domanda: l’Italia è migliorabile? Ci sono ancora speranze di popolo o dobbiamo invitare gli uomini di buona volontà e le giovani generazioni a lasciar perdere e a occuparsi soltanto del proprio particulare? Dove afferrarsi? Primo: alla libertà e alla responsabilità di ciascuno. Non esiste altro punto di partenza, non alibi, non scorciatoie. Occorre appoggiarsi all’ora et labora di ciascuno. E di qui muovere a provocare fratture culturali e sociali nel blocco storico conservatore del paese. A queste fratture appartiene anche l’idea di Roberto Formigoni di forti autonomie regionali e federali a partire dalla Lombardia.

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