Ora i cattolici adulti si chiedano cos’hanno combinato
In data 21 aprile la situazione appariva convulsa. Il quasi governo di Romano Prodi si è subito impantanato nel groviglio tentacolare delle Grandi Poltrone. In questo venerdì di mezzo ponte dunque i lettori dei quotidiani apprendevano che il più quotato candidato alla presidenza della Camera era Fausto Bertinotti – e già tale ipotesi, al cittadino moderato che nella misura del 50 per cento ha votato centrodestra, faceva una certa impressione. «Ma è per neutralizzare Rifondazione comunista, per non darle dicasteri», assicuravano voci dall’Unione. L’elettore moderato tuttavia non era affatto convinto: non è un posto da usciere quello, è la terza carica dello Stato. Essendo poi che D’Alema pretendeva lui quella medesima poltrona, forse per farlo star quieto girava la voce di una sua possibile ascesa niente di meno che al Quirinale. Con un leggero spostamento a sinistra dell’asse delle cariche istituzionali. Magari tra sé e sé alcuni buoni cattolici, di quelli puri, che proprio non potevano votare per il centrodestra, davanti a simili orizzonti si saranno chiesti che cosa hanno fatto?
Intanto da destra e dai cattolici, gli altri, in questo mite venerdì d’aprile è una gara a corteggiare Ciampi, resti dov’è, per favore, magari finora non lo si era apprezzato fino in fondo, ma visto come butta, per carità, non si sposti da lì. Nel caos, dai partiti dell’Unione arrivano al leader lettere come missili ad alzo zero. La concordia regna. Pannella, rimasto senza neanche un seggio al Senato, annuncia «resistenza socialista, resistenza liberale, resistenza laica e resistenza radicale», e, vista la sua ben rodata capacità di massacrare gli avversari a scioperi della fame e comparsate, sarebbe meglio arrendersi subito, e dargli tutti i seggi che vuole. Un venerdì nel caos. Berlusconi continua a non telefonare a Prodi. Telefona invece a Radio Tre un anziano ascoltatore da Varese: «Io e tutti i miei amici abbiam votato per una certa Lega lombarda, e adesso scopro che non era quella di Bossi, ma un’alleata dell’Unione, quel simbolo ci ha indotto in confusione.». In quanti si son sbagliati? Quella lista ha preso 43 mila voti. E tu spegni la radio, può bastare. D’Alema presidente, la Camera a Bertinotti, Prodi si accinge a governare «tutti gli italiani». Ma certo ora che voi leggete l’impasse si sarà risolta, e dimenticata quella doppia ipotesi – la proposta indecente sfuggita nella affannosa corsa alle Grandi Poltrone, in un venerdì di aprile.
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